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martedì 12 gennaio 2016

Granma : Il Pentagono lavora a un piano per chiudere il carcere di Guantánamo

Alla fine de 2015 la Casa Bianca ha respinto un progetto, considerandolo troppo costoso.



Il presidente degli USA, Barack Obama, ribadisce il suo impegno di chiudere il carcere della Base Navale di Guantánamo (a Cuba) prima di abbandonare il potere nel gennaio del 2017, ha assicurato il suo capo di gabinetto, Denis McDonough.
"Lui lo sente come un obbligo con il suo successore, lo vuole chiudere e lo faremo, certo che sì!” ha detto McDonough in un’intervista con la catena di televisione Fox News.
Il capo di gabinetto di Obama non ha però precisato se il presidente potrà utilizzare misure esecutive o decreti con il fine di chiudere la prigione per i sospettati di terrorismo, nel caso che il Congresso non cooperi al suo piano.
“Il presidente ha detto che presenterà il suo piano al Congresso e lavorerà con il Congresso e poi giungeranno ad alcuna determinazione finale”, si è limitato ad indicare McDonough.
Quando giunse al potere nel 2009, Obama promise di chiudere la prigione di Guantánamo in un anno e da allora ha segnalato i veti posti dal Congresso per il trasferimento dei prigionieri, come il principale ostacolo che ha impedito di compiere la sua promessa.
Il Governo di Obama ha fatto dei passi avanti nel trasferimento dei prigionieri a terzi paesi e nella prigione ora restano 105 prigionieri di quegli 800 che erano rinchiusi dieci anni fa, in maggioranza senza accuse di sorta.
La Casa Bianca prevede di lasciare la popolazione carceraria al di sotto del centinaio di reclusi per la fine di gennaio, per accelerare la liberazione di coloro che, si suppone, non sono una minaccia, e considera opzioni carcerarie per quelli che sono considerati pericolosi o sono in attesa di giudizio in commissioni militari.
Il Pentagono lavora da più di sei mesi a un piano per chiudere il carcere nell’Isola di Cuba e alla fine del 2015 la Casa Bianca ha respinto un progetto considerandolo troppo costoso.

La chiusura di Guantánamo è ostacolata anche dal timore dei legislatori e degli esperti che coloro che sono stati reclusi lì dentro a Guantánamo dove si interrogava usando la tortura e creando un sistema al di fuori delle garanzie legali statunitensi, si uniscano a gruppi radicali islamici all’uscita dalla prigione. (Traduzione GM - Granma Int.)



lunedì 11 gennaio 2016

Le lacrime di Obama



Non so come, quando e perché il giornalista David Brooks ha cominciato a cambiare idea sul suo presidente, ma so che per me Obama è l’esempio di una grande occasione mancata essendo stato il primo afrodiscendente assurto alla presidenza degli Stati Uniti. La sua responsabilità era grande e gli è stato attribuito immediatamente (per incoraggiarlo?) il Premio Nobel per la Pace. Doppia responsabilità. Il risultato è stato uno degli esempi di ipocrisia e falsità più scandalosi che io conosca. Brooks ricorda quello che mi pare il crimine più scandaloso –la sua autorizzazione all’uso dei droni contro individui accusati di terrorismo- insieme ad altri. Io aggiungerei anche la sua incapacità/impossibilità di chiudere la prigione illegale nonché centro di tortura nell’illegale base di Guantánamo la cui restituzione alla Repubblica di Cuba,, a quanto sostiene lo stesso Obama, non può far parte dei negoziati in corso fra quei due paesi. Perché?


L’immagine della settimana (beh, fino a che è stata superata da quella di Sean Penn e di El Chapo) è stata quella delle lacrime di Obama.
Il presidente, famoso per mantenere sotto controllo le sue emozioni, ha presentato una serie di misure esecutive minime per affrontare quella che alcuni considerano una epidemia di violenza con armi da fuoco –in questo settore, è il paese progredito più sanguinario del mondo con più di 30.000 morti all’anno. Rispetto all’assoluta impossibilità di promuovere riforme alle leggi sempre più permissive sull’acquisto e l’uso personale di armi da fuoco –cosa che in molti considerano un sacro diritto protetto dalla Costituzione-, a causa della ferrea opposizione del Congresso, Obama ha cercato di fare qualcosa tipo imporre un po’ più di controllo.
Affrontando il tema degli incessanti episodi di violenza, soprattutto i pluriomicidi con armi da fuoco in molti casi acquistate legalmente, si è riferito, fra altri avvenimenti sanguinosi, a quanto avvenuto in una scuola elementare del Connecticut nel 2012, quando un giovane armato uccise 20 bambini e 6 adulti. All’improvviso ha interrotto il suo discorso, gli ha tremato la voce e si è sciolto in lacrime. Nella scena teletrasmessa in quel momento si sente il rumore di decine di macchine fotografiche mentre scattano migliaia di foto. La nota diceva: Obama ha pianto.
Si sono subito scatenate reazioni di vario tipo. Commenti conservatori nel media più potente della destra, Fox News, sfottevano chiedendo perché non avesse pianto per le vittime del terrorismo in California mentre qualcuno addirittura insinuava che fosse pura commedia e che di sicuro teneva una cipolla sotto il leggio per provocare le lacrime. I liberali, furiosi per queste insinuazioni, hanno difeso il pianto presidenziale e hanno assicurato che era reale. Altri, che a questo punto non credono più a nessun politico, lo hanno visto come un altro atto della commedia in cui gli attori piangono davvero, ma sanno farlo professionalmente.
Ma perché è difficile sentirsi solidali con le sue lacrime, vere o false che siano?
Nella stessa settimana in cui ha pianto, stava mettendo in atto una politica che poneva a rischio la vita di centinaia di bambini. Il quotidiano più importante del paese, il New York Times, ha pubblicato un editoriale che condanna le retate di madri e figli centroamericani provocate e giustificate da Obama, e ha commentato: un presidente che ha parlato in maniera così commovente sulle morti violente di bambini causate qui da noi dalle armi, si è assunto il compito di spedire madri e figli in viaggi senza ritorno nei paesi più mortiferi del nostro emisfero.
Come hanno denunciato capi religiosi, dirigenti degli immigranti, organizzazioni per i diritti umani e per le libertà civili e perfino la più importante associazione nazionale di avvocati, la American Bar Asociation, che conta 400.000 membri, queste misure non solo vengono eseguite in maniera brutale (gli uniformati arrivano all’alba nelle case a cacciare le madri e i loro figli, già di per sé traumatizzati dalle condizioni dalle quali fuggono), ma violano principi legali nazionali e internazionali, soprattutto nei riguardi dei rifugiati. Neanche una lacrima.
Negli ultimi anni, Obama ha ordinato sempre più missioni per assassinare a lunga distanza –con velivoli noti come droni- contro obbiettivi terroristi. Benché vi sia un dibattito intenso per definire se queste operazioni siano precise e su come limitare i danni collaterali più che in altre missioni con truppe e bombardamenti, fatto sta che gruppi per i diritti umani e non solo sono riusciti a documentare un numero crescente di civili, compresi i bambini, che sono morti durante queste missioni. Alcuni calcoli variano dai 400 ai quasi 1000 civili solo in Pakistan (gli altri paesi dove si eseguono queste missioni sono l’Afganista, la Somalia e lo Yemen), incluso qualcosa come 200 bambini, cioè dieci volte di più di quelli che sono stati abbattuti in Connecticut.
Ex operatori di droni hanno commentato a The Intercept che c’è una grande quantità di vittime civili e che a volte riguardano bambini ammazzati come terroristi per divertimento (fun-size terrorist).
E’ impossibile immaginare una madre che giorno e notte sente il rumore dei droni sperando, pregando che non ammazzino i suoi figli per sbaglio in una di quelle zone di operazione in diversi paesi, e i mari di lacrime che questi popoli hanno versato nelle guerre più lunghe della storia statunitense. Nessuno sa quanti bambini sono morti, nessuno sa chi sono, nessuno sa cosa sognavano. Neanche una lacrima per questi danni collaterali.
Neanche per le famiglie distrutte e per i due milioni e settecento bambini, uno ogni 28 in questo paese, che hanno il padre o la madre in prigione a causa di un sistema di giustizia che è riuscito ad avere la popolazione carceraria più grande del mondo (pro capite), gran parte per delitti non violenti legati alla droga, cioè centinaia di migliaia di vittime della guerra contro la droga, quasi sempre poveri e nella maggioranza afrostatunitensi e latini. Si calcola che uno ogni 110 bambini bianchi ha il padre in carcere, ma per gli afrodiscendenti è uno ogni 15, e per i latini uno ogni 41. Ma niente, neanche una lacrima.
Per non parlare della più grande disuguaglianza economica da prima della grande depressione e dei suoi effetti nocivi, a volte devastanti, per milioni di famiglie che, in conseguenza dell’egoismo protetto dell’uno per cento più ricco –non è un punto ideologico, è empirico- devono accettare la fine dei sogni non solo per loro ma anche per i loro figli. O peggio, vedere i loro figli soffrire la fame (uno ogni sei), o se si appartiene alla minoranza, vivere temendo coloro che si suppone siano lì per proteggerli, vedere come uomini politici nazionali propongono di perseguitarli, e vedere come le conquiste delle lotte per i diritti fondamentali delle donne e delle minoranze vengano minati fino a smantellarli. Di fronte a tutto ciò, gli occhi del presidente restano secchi.
C’è da piangere.

*- David Brooks è editorialista del New York Times ma ha lavorato anche per altri importanti quotidiani nordamericani. Sostenitore di Obama, di cui ha scritto una biografia quando era ancora senatore, ammiratore di Israele, favorevole alla guerra in Irak, negli ultimi anni sembra aver cambiato molte delle sue idee, come dimostra questo articolo pubblicato su La Jornada dell’11.1.2016.
Foto tratta

giovedì 29 gennaio 2015

Raul Castro: normalizzazione con gli USA dipende dal sollevamento del bloqueo




 San Josè, 28 gen (Prensa Latina) Il presidente cubano, Raul Castro, ha affermato oggi che la normalizzazione delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti non sarà possibile finché esista il bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto da Washington contro L'Avana, tra le altre questioni. 
 
Lo stabilimento delle relazioni diplomatiche è l'inizio di un processo verso la normalizzazione delle relazioni bilaterali, ma questo non sarà possibile finché esiste il bloqueo, non si restituisca il territorio illegalmente occupato nella Base Navale di Guantanamo, non cessino le trasmissioni radiali e televisive illegali delle norme internazionali e non ci sia una compensazione giusta per il nostro paese per i danni umani ed economici che ha sofferto, ha detto Raul Castro. 
 
Parlando nel III Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici che si effettua in questo paese, il presidente cubano ha inoltre assicurato che non sarebbe etico, giusto né accettabile esigere a Cuba nessun cambiamento. 
 
Se questi problemi non si risolvono questo avvicinamento diplomatico tra Cuba e gli Stati Uniti non avrebbe senso, ha sostenuto il leader cubano, in riferimento alle conversazioni effettuate la settimana scorsa a L'Avana tra rappresentanti delle due nazioni.  
Inoltre, ha proseguito, non ci si può aspettare che Cuba accetti negoziare gli aspetti menzionati per i nostri temi interni, assolutamente sovrani. 
 
Il Presidente Barack Obama potrebbe utilizzare con determinazione le sue ampie facoltà esecutive per modificare sostanzialmente l'applicazione del bloqueo, quello che può fare senza la decisione del Congresso, ha puntualizzato. 
 
Raul Castro ha indicato che si è potuto avanzare in questa recente negoziazione perché ci trattiamo reciprocamente con rispetto, come uguagli. Per continuare ad avanzare dovrà essere sempre così, ha condannato. 
 
Sulle conversazioni, ha osservato che i risultati dimostrano che governi che hanno profonde differenze possono trovare soluzione ai problemi attraverso un dialogo rispettoso e scambi basati sull'uguaglianza sovrana e la reciprocità in beneficio delle loro rispettive nazioni. 
 
Come ho affermato più volte, Cuba e Stati Uniti devono imparare l'arte della convivenza civilizzata basata nel rispetto delle differenze tra i due governi nella cooperazione in temi di interesse comune, che contribuisca alla soluzione delle sfide che affrontano l'emisfero ed il mondo, ha segnalato Raul Castro. 
 
Ma, ha messo in chiaro, non si deve pretendere che per questo Cuba debba rinunciare ai suoi ideali di indipendenza e giustizia sociale, di claudicare in uno solo dei suoi principi né cedere un millimetro nella difesa della sovranità nazionale. 
 
Non ci lasceremo provocare, ma neanche accetteremo nessuna pretesa di consiglio né pressioni in materia dei nostri temi interni, ha indicato ed ha aggiunto che “ci siamo guadagnati questo diritto sovrano con grandi sacrifici ed al prezzo dei maggiori rischi”. 
 
Si è chiesto se si potranno ristabilire le relazioni diplomatiche senza riannodare i servizi finanziari della Sezione di Interessi di Cuba ed il suo Ufficio Consolare a Washington, bloccati come conseguenza del bloqueo finanziario. 
 
Inoltre, ha fatto riferimento, “come spiegare il ristabilimento di relazioni diplomatiche senza che si ritiri Cuba dalla lista degli Stati patrocinatori del terrorismo internazionale?”. 
 
“Quale sarà la condotta dei diplomatici statunitensi a L'Avana, rispetto all'osservanza delle norme che stabiliscono le convenzioni internazionali per le relazioni diplomatiche e consolari?”, si è anche interrogato. 
 
“La situazione attuale apre, modestamente, un'opportunità all'emisfero di trovare nuove e superiori forme di cooperazione che convengono alle due Americhe”, ha sottolineato ed ha aggiunto, concludendo, che “questo permetterebbe risolvere problemi stimolanti e tracciare nuove strade”.  
 
Ig/ale

http://italiano.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&view=article&id=52329:raul-castro-normalizzazione-nessi-con-gli-usa-dipende-dal-sollevamento-del-bloqueo&opcion=pl-ver-noticia&catid=129&Itemid=101

mercoledì 6 agosto 2014

Fidel Castro pubblica l'articolo “Olocausto palestinese a Gaza”



L'Avana, 5 ago (Prensa Latina) Il leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, ha divulgato oggi un articolo intitolato “Olocausto palestinese a Gaza”, il cui testo integro Prensa Latina trasmette di seguito.  
“Olocausto palestinese a Gaza  
  
Di nuovo chiedo a Granma di non usare lo spazio della prima pagina per queste righe, relativamente brevi, sul genocidio che si sta commettendo coi palestinesi.  

Le scrivo velocemente solo per lasciare costanza su quello che si deve meditare profondamente.  

Penso che una nuova e ripugnante forma di fascismo sta sorgendo con una forza considerabile in questo momento della storia umana, nel quale si sforzano per la propria sopravvivenza più di sette mila milioni di abitanti.  

Nessuna di queste circostanze è relazionata con la creazione dell'impero romano circa 2400 anni fa o con l'impero nordamericano che in questa regione del mondo, appena 200 anni fa, è stato descritto da Simon Bolivar quando ha esclamato che: “...gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a piagare l'America di miserie in nome della Libertà”.  

L'Inghilterra è stata la prima reale potenza coloniale che ha utilizzato i suoi domini su gran parte dell'Africa, del Medio Oriente, dell’Asia, dell’Australia, dell’America Settentrionale, e molte delle isole delle Antille, nella prima metà del XX secolo.  

Non parlerò in questa occasione delle guerre e dei crimini commessi dall'impero degli Stati Uniti durante più di cento anni, bensì solo ricordare quello che ha voluto fare con Cuba, quello che ha fatto con molti altri paesi nel mondo e solo è servito per provare che “un'idea giusta dal fondo di una grotta può vincere un esercito”.  

La storia è molto più complicata di tutto quello che si è detto, ma è così, a grandi tratti, come l’hanno conosciuta gli abitanti della Palestina ed è logico inoltre che nei mezzi moderni di comunicazione si riflettano le notizie che arrivano giornalmente, così è successo con la vergognosa e criminale guerra della Striscia di Gaza, un pezzo di terra dove vive la popolazione di quello che è rimasto della Palestina indipendente, fino a mezzo secolo fa.  

L'agenzia francese AFP ha informato il 2 agosto: “la guerra tra il movimento islamista palestinese Hamas ed Israele ha causato la morte di circa 1.800 palestinesi [...] la distruzione di migliaia di edifici e la rovina di un'economia già di per sé indebolita”, benché non segnali, naturalmente, chi ha iniziato la guerra terribile.  

Poi aggiunge: “... il sabato a mezzogiorno l'offensiva israeliana aveva ammazzato 1.712 palestinesi e ne aveva feriti 8.900. Le Nazioni Unite hanno potuto verificare l'identità di 1.117 morti, nella loro maggioranza civili [...] l’UNICEF ha riportato almeno 296 minorenni morti. Le Nazioni Unite hanno verificato che [...] (circa 58.900 persone) sono senza casa nella Striscia di Gaza”.  

“Dieci dei 32 ospedali hanno chiuso ed altri undici sono stati danneggiati”. 
 
“Questo territorio palestinese di 362 km² non dispone neanche delle infrastrutture necessarie per i 1,8 milioni di abitanti, soprattutto in termini di distribuzione di elettricità e di acqua”.  

“Secondo il FMI, il tasso di disoccupazione sorpassa il 40% nella Striscia di Gaza, territorio sottomesso dal 2006 ad un blocco israeliano. Nel 2000, la disoccupazione colpiva il 20% e nel 2011 era di un 30%. Più del 70% della popolazione dipende dall'aiuto umanitario in tempi normali, secondo Gisha”. 
 
Il governo di Israele dichiara una tregua umanitaria a Gaza alle 07:00 GMT di questo lunedì, e tuttavia, dopo poche ore ha rotto la tregua attaccando una casa nella quale 30 persone, in maggioranza, donne e bambini, sono state ferite e tra loro una bambina di otto anni che è stata assassinata.
  
All'alba di questo stesso giorno, 10 palestinesi sono morti come conseguenza degli attacchi israeliti in tutta la Striscia e già il numero di palestinesi assassinati è aumentato quasi a 2000. 
 
Il massacro dei palestinesi è arrivato al punto tale che il ministro degli Affari Esteri della Francia, Laurent Fabius, ha annunciato questo lunedì che “il diritto di Israele alla sicurezza non giustifica il massacro di civili che sta perpetrando”.  

Il genocidio dei nazisti contro gli ebrei ha mietuto l'odio di tutti i popoli della terra. Perché il governo di questo paese crede che il mondo sarà insensibile a questo genocidio macabro che oggi si sta commettendo contro il popolo palestinese? Per caso si aspetta che si ignori quanto c'è di complicità da parte dell'impero nordamericano in questo massacro svergognato?  

La specie umana vive una tappa nella storia senza precedenti. Uno scontro di aeroplani militari o imbarcazioni da guerra che si vigilano strettamente o altri fatti simili, possono provocare una contesa con l'impiego delle sofisticate armi moderne che si trasformerebbe nell'ultima avventura del conosciuto Homo sapiens. 
 
Ci sono fatti che riflettono l'incapacità quasi totale degli Stati Uniti di affrontare i problemi attuali del mondo. Possiamo dire che non esiste un governo in questo paese, né il Senato, né il Congresso, né la CIA o il Pentagono che determineranno la conclusione finale. È triste realmente che ciò succeda quando i pericoli sono maggiori, ma anche le possibilità di proseguire.  

Quando la Grande Guerra Patria i cittadini russi hanno difeso il loro paese come gli spartani; sottovalutarli è stato il peggiore errore degli Stati Uniti e dell’Europa. I suoi alleati più vicini, i cinesi, che come i russi hanno ottenuto la loro vittoria a partire dagli stessi principi, costituiscono oggi la forza economica più dinamica della terra. I paesi vogliono yuan e non dollari per acquistare beni e tecnologie ed incrementare il loro commercio. 
 
Sono sorte nuove ed imprescindibili forze. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cui vincoli con l'America Latina, la maggioranza dei paesi dei Caraibi e dell’Africa, che lottano per lo sviluppo, costituiscono la forza nella nostra epoca che è disposta a collaborare col resto dei paesi del mondo senza escludere gli Stati Uniti, Europa, Giappone.  
 
Incolpare la Federazione Russa della distruzione in pieno volo dell'aeroplano malese è di un semplicismo riducente. Né Vladimir Putin, né Serguei Lavrov, ministro di Relazioni Estere della Russia, né gli altri dirigenti di questo Governo provocherebbero mai un simile sproposito.
  
Ventisei milioni di russi sono morti nella difesa della Patria contro il nazismo. I combattenti cinesi, uomini e donne, figli di un paese di cultura millenaria, sono persone di un’intelligenza privilegiata e con uno spirito di lotta invincibile, e Xi Jinping è uno dei leader rivoluzionari più fermo e capace che ho conosciuto nella mia vita.  
  
Fidel Castro Ruz   
4 agosto 2014  
10: 45 p.m”. 

Immagine olocausto Palestina inserita da Internet da amministratore blog corrente


Traduzione Ida Garberi





martedì 24 giugno 2014

Minerva: un progetto degli USA  per neutralizzare i movimenti sociali ( meta del Pentagono eliminare le lotte di massa nel mondo).



Le Università degli Stati Uniti  collaborano oggi con il Pentagono mediante il Progetto Minerva, un’iniziativa che studia la dinamica dei movimenti sociali in tutto il mondo, con l’ obiettivo dei neutralizzarli e sradicarli.
Come la polemica  Agenzia di Sicurezza Nazionale (NSA), coinvolta in una scandalo a livello mondiale, il progetti considera il mondo come un territorio nemico, che è necessario neutralizzare,  segnala nel suo sito digitale blackagendareport.com
Con Minerva, dal  2008, le autorità  militari nordamericane pretendono di studiare come le persone entrano nei movimenti contro l’egemonia, per distruggere l’ordine stabilito con azioni di disobbedienza civile.
In questo senso s’incornicia la ricerca degli studi sul terrorismo, nei quali gli esseri umanai che partecipano a movimenti sociali sono considerati “contagiati da vettori che propagano una malattia”, segnala la fonte.
Per il Pentagono  sono nemici  suscettibili di detenzione coloro che si oppongono alla politica militare statunitense nel mondo e al sistema di giustizia repressivo e razzista, o alla concentrazione delle ricchezza nell’uno per cento della popolazione, come denuncia il movimento degli  attivisti Occupy Wall Street, si legge.
Con il Progetto Minerva, il Dipartimento della Difesa ha pagati gli investigatori dell’ Università Cornell, a New York, per sapere quando i movimento sociali  raggiungono una massa critica di persone, un punto d’inflessione in cui si trasformano in una minaccia per i poteri  di fatto.
L’Università di Washington analizza i movimenti a grande scala che coinvolgono più di mille partecipanti in 58 paesi, con il fine di capire perchè queste persone mantengono i loro movimenti in marcia, dettaglia la pubblicazione digitale.
Il Governo degli Stati Uniti “annusa” le comunicazioni telefoniche e per internet a scala globale, mentre studia “gli indici dei gruppi umani” per attaccare “i possibili vettori  di resistenza” che devono essere identificati e sradicati per prevenire contagi simili in altre società e a livello interno.
(Prensa Latina/ Traduzione GM – Granma Int.) 
 

Immagine da internet inserita da amministratore Blog 

mercoledì 4 giugno 2014

CINQUE EROI :Gerardo Hernández, un altro anno di vita dietro le sbarre / Figlia di Renè Gonzalez ha ringraziato la solidarietà globale con i Cinque cubani /Giornata Internazionale Cinque giorni per i Cinque a Washington/ Video LONDRA MARZO 2014


Gerardo Hernández, un altro anno di vita dietro le sbarre


L'Avana, 4 giu (PL) Gerardo Hernandez, il lottatore cubano contro il terrorismo, compie oggi 49 anni, dei quali ne ha passati quasi 16 nelle prigioni degli Stati Uniti, lontano dalla sua famiglia e del suo popolo. 

 
Da 16 anni in ogni data significativa non è cambiato nulla. Le celebrazioni trascorrono nella distanza e solo loro sanno come fare per sostituire la necessità di un abbraccio, ascoltando per alcuni minuti le voci, attraverso una chiamata telefonica. 
 
Gerardo Hernandez rompe gli schemi. Sorride, senza importargli i due ergastoli, e come se fosse poco, con altri 15 anni in più, contro di lui. 
 
Questo 4 giugno, come già da qualche anno, Hernandez, nonostante i dispiaceri, è stato fortunato: ha ricevuto più di due mila messaggi di auguri da tutto il mondo, benché risulti paradossale menzionare l'allegria in tali condizioni. Tutto ciò grazie al programma alla radio in California, di Tanya Torres, “Cantos sin fronteras”, che Gerardo può ascoltare dalla prigione.
  
Per Antonio Guerrero non ci sono parole che riescano a descrivere la nobiltà e l'integrità di Gerardo ed a lui dedicò, in occasione del compleanno, alcuni dei suoi versi. 
 
“Nella cella, c'è un uomo; la sua fermezza li colpisce e li fa tremare, c'è un orologio che funziona, ma l'ora non importa. C’è uno specchio ed un tavolo con storie troppo spinose.” 
 
“Intanto, Adriana Perez si scoprirà un'altra volta questo 4 giugno sognando che cammini libero ed al risveglio ti regalerà il suo futuro, come tante volte, perché lei assicura che sei padrone del suo passato e del suo presente”, ha scritto Antonio. 
 
Ig/dfm  
Law Society  di Londra Marzo 2014 Irma Gonzalez con membri coordinamento alta Maremma libertà per i Cinque eroi Cubani durante i lavori della commissione internazionale

Figlia di Renè Gonzalez ha ringraziato la solidarietà globale con i Cinque cubani


4 giu (Prensa Latina) La figlia del lottatore cubano contro il  terrorismo Renè Gonzalez, che ha compiuto una condanna ingiusta nelle prigioni degli stati uniti, ha ringraziato la solidarietà globale, a proposito dell'inizio della III Giornata “Cinque giorni per i Cinque” a Washington DC.


“Durante tutti questi anni difficili abbiamo sentito l'accompagnamento e la solidarietà verso i Cinque e le loro famiglie”, ha detto Irma Gonzalez, figlia

primogenita di Renè, in riferimento all'importanza dell'evento in corso a Washinton DC, durante un incontro presso la sede dell'Istituto Cubano d’Amicizia con i Popoli, a L’Avana.

Per la giovane, la riunione di Washington "dovrebbe essere decisiva", in questa fase dove è sempre di più in aumento l’appoggio internazionale per una soluzione umanitaria nel caso dei Cinque cubani, cioè suo padre ed i suoi compagni Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero e Fernando Gonzalez, arrestati il 12 settembre 1998 a Miami.

E' passato molto tempo, io ero una bambina quando mio padre è stato incarcerato, precisa Irma, rilevando che in questi momenti, nonostante godono la presenza del padre nuovamente in famiglia, la felicità è incompleta, poiché sono ancora in carcere Hernandez, Labañino e Guerrero.

Del quintetto solo Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez sono stati liberati dalla prigione, dopo il compimento delle sanzioni inflitte nel 2001, in mezzo al clima d’ostilità del processo, in cui loro sono stati giudicati nella città di Miami.

Diverse personalità, tra cui una dozzina di Premi Nobel hanno chiesto al Presidente Barack Obama, che è anche possessore del premio, di risolvere il caso, dal momento che possiede l’autorità per farlo.

La III giornata, che è stata organizzata dal Comitato Internazionale per la Libertà dei Cinque, si terrà fino al 11 giugno.

In questi giorni i parlamentari, gli scrittori, gli artisti, gli avvocati, i pacifisti e gli amici in generale sono destinati ad aumentare la pressione politica su Washington, dove si trova il centro del potere politico di questo paese, per ottenere un cambiamento favorevole nella strategia degli Stati Uniti verso l'isola.

Un cambiamento che, secondo le varie dichiarazioni, dovrebbe influenzare nella soluzione umanitaria del caso di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero.

Secondo Prensa Latina, numerose azioni simultanee sono state confermate in più di 40 paesi in appoggio della III Giornata di denuncia e di solidarietà.




Ig/lsp/dfm



Giornata Internazionale Cinque giorni per i Cinque a Washington

Azioni in 40 paesi in appoggio alla Giornata per i
Cinque negli USA Numerose azioni  simultanee sono state confermate in circa 40 paesi in appoggio alla 3ª Giornata di Denuncia e Solidarietà Cinque Giorni per i Cinque, che comincia oggi a Washington DC, capitale degli Stati Uniti.


Deisy Francis Mexidor  
 

L’incontro che durerà sino all’11 giugno vuole aumentare la pressione politica internazionale a favore di una definitiva soluzione al caso dei Cinque antiterroristi cubani, tre dei quali, Gerardo Hernández, Ramón Labañino e Antonio Guerrero, sono sempre reclusi.

Secondo il programma è prevista una conferenza tra il 5 e il 6 detta “La nuova era delle relazioni tra gli USA e Cuba” accettando il crescente clamore che giunge da differenti settori per il ristabilimento di questi vincoli, rotti unilateralmente da Washington nel 1961.

Le voci che domandano un cambio nella politica della Casa Bianca verso Cuba considerano che qualsiasi dialogo non solo deve passare per l’eliminazione del blocco economico, finanziario e commerciale imposto al popolo cubano, ma anche per una decisione umanitaria per il caso di Hernández, Labañino e Guerrero.

Si presenterà la mostra di caricature di Gerardo Hernández "Humor from my Pen" (Umorismo dalla reclusione) e dei  15 acquarelli di Antonio Guerrero "Yo me Muero como Viví", e sono annunciati alcuni dibattiti tra i quali uno sullo scandalo delle recenti rivelazioni dei programmi contro Cuba dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale - USAID - come il zunzuneo o il piramideo.

I partecipanti ascolteranno messaggi di  René González e Fernando González, i primi due del gruppo che sono usciti di prigione - al temine delle sentenze. 

Altre azioni del terza giornata saranno la proiezione del documentario “Giustizia a Londra” del regista cubano Roberto Cile e “La rivoluzione  sessuale in Cuba”, del deceduto regista e giornalista statunitense Saúl Landau.

Inoltre si presenteranno libri e ci sarà un concerto di hip hop, per attrarre il pubblico  giovane. ( Traduzione GM- Granma Int.)


FILM UFFICIALE SUL CASO  CINQUE EROI CUBANI, DURANTE I LAVORI  DELLA INTERNATIONAL COMMISSION OF INQUIRY SVOLTASI AL THE LAW SOCIETY DI LONDRA MARZO 2014





martedì 27 maggio 2014

LA SOVVERSIONE IN GESTAZIONE IN AMERICA LATINA : LA USAID E LA NED / UN RECLAMO MONDIALE : LIBERTA' GIA' PER I CINQUE


Oggi parte questo nuovo blog militante
internazionalista dell'alta Maremma Toscana, che sosterrà la Rivoluzione Cubana, come la causa per la libertà di RAMON, ANTONIO, GERARDO, tre dei Cinque eroi cubani ancora ingiustamente detenuti nelle carceri dell'Impero USA. ...Si affiancherà agli altri blog's internazionalisti già in funzione come : 



http://resistenciasiempre.blogspot.it/
http://5eroicubani.over-blog.it/
 

I primi due post sono dedicati alle quotidiane aggressioni preparate e finanziate dagli Stati uniti in  oltre 50 anni di aggressioni, nel post sui CINQUE eroi cubani redatto dalla scrittrice Argentina Stella Calloni poco prima della liberazione di Fernando Gonzalez,sono messi in evidenza gran parte dei  crimini compiuti dall'impero yankes.

 LA SOVVERSIONE IN GESTAZIONE IN AMERICA LATINA : LA USAID E LA NED



L’America Latina fu scenario, nel 1961, di uno dei primi  programmi preparati  dall’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID), così come fu «l’Alleanza per il Progresso», un primo grande tentativo d’isolare la Rivoluzione Cubana, stigmatizzarla e minimizzare l’influenza che avrebbe
potuto emanare a favore di un auge dei movimenti di liberazione nazionali nel continente.

Quel progetto si trasformò nella base dei programmi della USAID per l’America Latina durante gli anni ‘60. Ma  questi non furono dedicati al fomento e  all’amministrazione dei fondi per lo sviluppo economico, ma piuttosto furono posti a disposizione della brutale repressione dei gruppi, delle organizzazioni o di semplici cittadini progressisti, nazionalisti  o con idee di sinistra.

Dagli anni ’60, la USAID lavorava assieme alla CIA ai progetti d’assistenza estera, soprattutto in quello che riguarda l’addestramento delle forze di polizia nei regimi militari che erano giunti al potere per mezzo di colpi di stato, in paesi latino americani come Cile, Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile, tra i tanti.

Secondo  documenti resi pubblici dalla CIA, durante gli anni dell’orrenda Operazione Cóndor in America Latina, la USAID era implicata in un tipo d’attività internazionale altamente segreta, relazionata con il detto controterrorismo, che includeva l’addestramento di individui in tecniche speciali di diverso tipo: interrogatori, sabotaggi  persecuzioni. Il governo degli  Stati Uniti ha utilizzato il paravento della USAID per svolgere attività illegali in altri paesi che sono condannate dagli stessi statunitensi.

Negli ultimi anni i programmi d’intervento politico organizzati dagli Stati Uniti, sviluppati nella rubrica di «promozione della democrazia», contengono vari livelli del disegno di politiche, finanziamento, attività per operativi e influenza.

A questi livelli si ubica la USAID, alla quale si assegnano milioni di dollari che distribuisce direttamente o attraverso la Fondazione Nazionale per la Democrazia -la sua sigla in inglese è NED- e altre agenzie che omaggiano a istituzioni statunitensi
«private», strettamente legate all’ordine politico e allineate con la politica estera  statunitense, e a molte organizzazioni nello stesso paese del loro interesse. Queste sovvenzioni comprendono ovviamente orientamenti, «consigli» e il patrocinio politico, come parte di un addottrinamento o reclutamento ideologico a favore degli Stati Uniti.

Queste entità riuniscono partiti e coalizioni politiche locali, sindacati e sindacati di imprese, mezzi di comunicazione, associazioni di professionisti e di civili, gruppi studenteschi e di donne, leghe contadine e gruppi dei diritti  umani.

Questa vera rete interventista vuole penetrare e captare quadri della società civile in terzi paesi, utilizzando questi gruppi locali, un autentico esercito di «consultori», «consiglieri tecnici» ed «esperti» che, inviati dagli Stati Uniti, arrivano nei paesi   latinoamericani per sviluppare questi programmi sovversivi.

Per il periodo 2007-2012 e seguendo il concetto «Governando giustamente e   democraticamente», la USAID ha dedicato nel 2008 un bilancio di $158 milioni ai programmi per l’America Latina e i Caraibi, dedicati a creare presunti sistemi politici competitivi, dove tutti  i cittadini abbiano il diritto al potere politico.

Nel  2008, le agenzie nordamericane affiliate alla USAID finanziarono con 4 milioni di dollari più di 68 programmi e organizzazioni delle forze dell’opposizione del Venezuela, mentre la grande maggioranza degli statunitensi, colpiti dalla peggiore crisi economica in 80 anni, ignoravano totalmente che milioni di dollari del loro  denaro si investivano in campagne antidemocratiche, in paesi come Nicaragua, Bolivia o Ecuador.

La Fondazione Nazionale per la Democrazia partecipa attivamente anche in questi programmi d’ingerenza. Durante i primi dieci anni della sua esistenza, ha distribuito circa 200 milioni di dollari attraverso 1.500 progetti per sostenere «gli amici d’America». Nel  decennio dei ‘90, l’ammontare del denaro consegnato alla NED a scala globale ascese a  267 milioni di dollari.

Nel caso di Cuba, il finanziamento della USAID o della NED è indirizzato a un gruppo di organizzazioni anticubane, radicate fondamentalmente negli  Stati Uniti, e ai gruppuscoli controrivoluzionari interni, indirizzati e manipolati dalla Sezione d’ Interesse nordamericana a L’Avana. Nel 1995 l’amministrazione del presidente statunitense William Clinton fornì il primo pacchetto di aiuti della USAID per Cuba, con il proposito de promuovere  la caduta della Rivoluzione  Cubana.

Da allora sono state  dedicate a decine i milioni  per questo  proposito.

Il 31 gennaio del 2008 la USAID fece una convocazione per il finanziamento dei programmi sovversivi contro Cuba, alla quale destinò 20 milioni di dollari.

I nuovi mezzi d’aggressione nel XXI secolo

L’apporto multimilionario degli Stati Uniti allo sviluppo dell’alta tecnologia nell’industria della guerra amplia le loro possibilità aggressive contro il mondo.

Il 21 maggio del 2010 è stato creato ufficialmente il Ciber-comando degli  Stati Uniti (USCYBERCOM, la sigla in inglese), con la direzione del Comando Strategico degli Stati Uniti  la guida del Direttore Generale dell’Agenzia di Sicurezza  Nazionale (NSA).

Questo comando assumerà la responsabilità di altre agenzie specializzate già esistenti ed avrà la sua sede a Fort Meade, in Maryland, dove si trovano anche  le installazioni principali della NSA. Il USCYBERCOM pianifica, coordina, integra, sincronizza e dirige le operazioni per proteggere le reti d’informazione del Dipartimento di Difesa e realizza un’ampia varietà di operazioni militari offensive nel ciber-spazio contro altre nazioni. Costituisce un settore in crescita nel complesso militare industriale e necessiterà inizialmente migliaia di milioni di dollari in investimenti  e più di 10.000 nuovi specialisti.

USCYBERCOM riunirà in un solo organo i quattro gruppi  della guerra cibernetica esistenti: quello della 24ª Forza Aerea, la Decima Flotta, il Cibercomando delle  Forze Armate e quello  della Marina.

Il potenziale distruttivo di USCYBERCOM sarà a lunga portata dato che possiede  la capacità d’infliggere un danno irreparabile e catastrofico nella vita sociale dei paesi  aggrediti alle loro infrastrutture civili, alle reti elettriche, ai sistemi per immagazzinare l’acqua, alle istituzioni finanziarie, ai centri de trasporto e tele comunicazioni.

 Nelle città densamente di Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente, un piccolo numero di  attacchi indirizzati contro questi centri critici, provocherebbe il collasso  di tutta la rete.

Il sito delle rivelazioni in Internet, Wikileaks, ha pubblicato di recente un documento statunitense che delinea lo stretto coordinamento delle molteplici agenzie in azione in questo tipo di guerra, includendo il FBI, la NASA, il Comando Nord degli Stati  Uniti e l’Agenzia Nazionale d’Intelligenza Geoespaziale (NGA). Il documento rivelato si riferisce al controllo in tempo reale dei telefoni cellulari e di altre comunicazioni elettroniche ottenuto con i satelliti militari spie della NGA.

«Il terreno cibernetico, come terreno di combattimento […] come l’aria, favorisce l’ offensiva», ha detto Lani Kass, assistente speciale del Capo di Stato Maggiore della Forza Aerea che dirigeva  precedentemente la forza impegnata  per il ciberespazio.

«[…] Il ciber-spazio favorisce le operazioni offensive. Queste operazioni respingeranno, degraderanno,
destabilizzeranno, distruggeranno o inganneranno un avversario. Le operazioni offensive nel ciber-spazio assicureranno  una libertà  d’azione amica, mentre negano la stessa libertà ai nostri avversari. Realizzeremo le nostre capacità per sferrare  attacchi con sistemi elettronici, interdizioni e attacchi contro sistemi elettromagnetici, attacchi contro reti, e operazioni di attacchi contro le infrastrutture. Gli obiettivi includono le reti terrestri, aeree e spaziali dell’avversario, attacchi elettronici e attacchi contro sistemi di reti, e allo stesso avversario […]».
 

Air Force Cyber Command, «Strategic Vision. (Dal libro “Il gigante delle sette leghe” della editrice Capitan San Luis, edizione in italiano - Traduzione Gioia Minuti)

  

UN RECLAMO MONDIALE : LIBERTA' GIA' PER I CINQUE


Conosciamo i metodi con cui la CIA, nota intelligence dell'Impero USA, opera nel mondo per compiere (senza ritorsioni) azioni criminali, torture o veri e propri genocidi contro chi non è allineato o non si vuole allineare al pensiero imperialista.


In questo documento scritto dall'Argentina Stella Calloni e tradotto da Gioia Minuti nel cartaceo del Granma Internacional, si parla dell'ingiustizia verso i Cinque Eroi Cubani passando tra le altre incalcolabili ingiustizie che Cuba riceve dagli anni '60 dal poderoso quanto criminale vicino di casa... Dalla politica imperialista USA non potrà mai uscire qualcosa di umano dato che il marcio è radicato nel DNA fin dall'inizio della sua storia, costellata di morte, distruzione e genocidi, iniziando dall'eliminazione della popolazione nativa di quella terra.

Questo di Stella Calloni è un approfondimento ben curato sui Cinque e sugli ultimi 55 anni di Cuba che arricchisce il lettore nella conoscenza de fatti accaduti.

                                                     By Sandino

Nelle ultime settimane una campagna mondiale, inedita come quantità e diversità di paesi e voci, ha domandato “già e adesso” la liberazione degli Eroi Cubani che gli USA mantengono ingiustamente reclusi da 15 anni.


La campagna, che ha convocato parlamentari personalità,intellettuali,organizzazioni umanitarie ,politico, sindacali, studentesche e popolari del mondo, ha diffuso la verità ed giunto alle porte della Casa Bianca, in realtà Fernando Gonzalez, Antonio Guerrero, Gerardo Hernandez y Ramon Labanino, con Renè Gonzalez che ha già scontato la sua ingiusta condanna, noti nel mondo come”I Cinque”, sono ostaggi di una guerra terrorista crudele e spietata, che i governi degli Stati uniti mantengono contro Cuba dagli anni '60.


Basta ricordare che l'isola a 90 miglia dalla potenza imperialista è assediata da mezzo secolo di blocco economico illegale e disumano, per aver conquistato la sua libertà e l'indipendenza definitiva con una eroica lotta anticoloniale contro due imperi :quello spagnolo nel XIX secolo e lo statunitense nel XX.


Sono passati 15 anni da quando l'ingiustizia e il fondamentalismo politico del potere egemonico hanno rinchiuso questi uomini ed è impossibile non chiedersi la ragione per cui sono stati condannati da una giustizia sotto pressione, a reclusioni tanto lunghe che comprendono due ergastoli più 15 anni, senza prove di colpevolezza.


A meno che lavorare clandestinamente negli USA per ostacolare i piani dei gruppi dei terroristi che, annidati in questo territorio, hanno aggredito Cuba provocando migliaia di vittime, distruzione e morte,sia un delitto.


Durante la seconda guerra mondiale, uomini e donne che entravano clandestinamente nelle file del nazismo per conoscere i piani e ostacolare le azioni criminali, in un impegno patriottico e umanitario erano chiamati eroi.


Questo è quel che facevano i Cinque cubani nella rete terrorista e mafiosa di Miami, senza entrare nell'esercito e nell'intelligenza, ma solo in gruppi che preparavano nuovi e continui attacchi.


Tra aprile e settembre del 1977 avvennero nuovi attentati terroristici contro gli alberghi del turismo in Cuba, provocando forti danni e che costarono la vita del giovane italiano Fabio Di Celmo, turista nell'isola.


Gli attentati criminali volevano colpire il turismo vitale per Cuba nella grave situazione del paese dai tempi del detto “Periodo Speciale” che colpì l'isola soprattutto dal 1991 al 1994, dopo la caduta della URSS e del campo socialista.


La industria turistica era già uno dei pilastri del recupero di Cuba, dal 1996-97. il piano criminale dei gruppi terroristici era danneggiare questa iniziativa salvatrice del progetto del governo per la dignità per il popolo.


Gli attacchi terroristici da Miami, iniziati nei' 60 hanno provocato migliaia di morti, invalidi e perdite di materiali per molti milioni,


L'obbiettivo del blocco come arma da guerra è precisamente distruggere l'economia cubana e portare alla fame e disperazione il popolo. Per chi considera superficialmente, basta ricordare quello che si legge nei documenti non più segreti della CIA degli USA.


Dal 1959 tracciarono i piani di guerra segreta con schemi controrivoluzionari per colpire militarmente ed economicamente Cuba.


“Si deve far gridare l'economia!, era uno degli ordini applicati nel colpo di Stato in Cile nel 1973, ordine valido contro tutti i governi che sfidano l'impero. Si sperava così di far alzare il popolo cubano, stimolato dagli agenti degli uffici della intelligence degli USA, infiltrati per distruggere e ammazzare..


Il 6 aprile del 1960, il vice segretario ai temi Ispanoamericani degli USA ,Lester D. Mallory, scrisse un memorandum nel quale affermava “Non esiste una opposizione effettiva in Cuba, quindi l'unico mezzo possibile per allontanare il popolo dall'appoggio interno alla Rivoluzione, è la delusione basata nell'insoddisfazione e le difficoltà economiche.” Inoltre si doveva utilizzare qualsiasi rimedio concepibile per debilitare la vita economica di Cuba, negare denaro e rifornimenti per far diminuire i salari reali e monetari, per provocare la fame, la disperazione, e la caduta del governo,si legge in un documento del Foreign Relacion USA Volume VI, pag.886 citato dall'analista Salvador Capote nel 2012.


Un documento successivo pubblicato dallo stesso autore segnala che “l'Obbiettivo degli USA è aiutare i Cubani a far cadere il regime comunista in Cuba e instaurare un nuovo governo con il quale gli Stati Uniti possano vivere in pace” ossia l'operazione era indirizzata a provocare una ribellione nel popolo Cubano.


“L'azione politica era appoggiata da una guerra economica che indiceva il regime comunista a fallire nei suoi sforzi per soddisfare le necessità del paese” si leggeva nel documento N°36 Programma rivisto dal Capo dell'operazione :Operazione Mangusta, Lansdate Washington, 18 gennaio 1962


L'operazione Mangusta fu uno dei piani più criminali è crudeli contro il popolo di Cuba, elaborato dopo il fallimento dell'invasione del 1961 a Playa Giron. In un' altro documento non più segreto della CIA si legge .”solamente dopo che gli effetti della rappresaglia economica e delle azioni di sabotaggio si sentiranno profondamente tra il popolo e il gruppo di elite, uno potrà sperare di trasformare la delusione, tra le forze armate e centri di potere, in una rivolta attiva contro il seguito comunista di Castro.”


Per un impatto massimo nella economia, lo sforzo doveva essere coordinato con le operazioni di sabotaggio. I piani includevano la distruzione di strade, ferrovie, depositi di combustibili, fabbriche, campi coltivati, devastando il paese.


Oltre a colpire il commercio si dovevano eliminare le vie dei finanziamenti e punire le banche che osavano dare crediti a Cuba o che operavano con capitali Cubani, riporta Capote.


La guerra biologica operava per distruggere i campi colpendo anche i contadini. Fu introdotta la febbre porcina Africana, sconosciuta in Cuba, per privare la popolazione della carne di maiale; incendiarono le coltivazioni di canna da zucchero, portarono nell'isola varie malattie, come i ceppi di dengue tra i quali l'emorragico, che colpì 344203 persone e produsse la morte di 101 bambini nel 1981. Appoggiando tutto quello scenario di guerre economiche, biologiche, chimiche e mediatiche per isolare Cuba, si registravano e si registrano l'azioni militari mercenarie.


Va aggiunto a questo modello di terrore e morte che il governo USA, nel periodo più duro, con migliaia di malati per l'epidemia di dengue che loro avevano installato usò il blocco per ostacolare la vendita dei medicinali, gli insetticidi e il necessario per le urgenti fumigazioni. Cuba doveva cosi acquistare i medicinali ad altissimi costi in altri luoghi e con lunghi trasferimenti per l'assedio e cercare di evitare le penali imposte a chi vendeva a Cuba per il blocco. La situazione del blocco continua oggi, ma l'ambiente internazionale è cambiato e la stragrande maggioranza dei paesi del mondo chiede la fine di questo assedio criminale, e Cuba è parte attiva in America Latina e nei Caraibi.


Ci si può immaginare un paese che vive una simile situazione con le mani legate e di fronte a una epidemia come quella del dengue, che colpiva la popolazione?


Tra i progetti per distruggere Cuba socialista, Washington oltre ad essere al punto di invadere l'Isola-con la crisi dei missili-giunse a pianificare l'entrata delle sue forze speciali e militari dalla base di Guantanamo, territorio cubano occupato illegalmente dagli USA, oggi campo di concentrazione e di torture, sperimentate sui prigionieri sequestrati nei paesi che l'Impero invade e occupa.

La lotta silenziosa dei cinque

Cercando di ostacolare i nuovi progetti destinati ad asfissiare Cuba e di fronte alla mancanza di risposte alle domande di fermare questa guerra continua e implacabile dei governi statunitensi, Cinque giovani uomini furono destinati ad infiltrarsi nei gruppi terroristici di Miami, per conoscere e anticipare i piani criminali contro l 'isola .


Di fatto i gruppi dei “Miamesi” non solo hanno agito contro Cuba, ma anche contro funzionari Cubani in Messico, Panama, Argentina, e in altri Paesi, ma sono responsabili di centinaia di attentati contro imprese, uffici del turismo, centri di solidarietà con Cuba. Questi gruppi di terroristi cubano – americani, che la CIA ha usato e usa per coprire la sua presenza in azioni e crimini di falsa bandiera non solo colpirono Cuba una o più volte ma parteciparono come mercenari nelle guerre sporche in America Latina e nei Caraibi, aiutando le dittature ed eseguendo le domande più criminali della guerra fredda.


La nostra regione ha sofferto al passaggio di questi sinistri protagonisti in quella che fu chiamata “La guerra per i cammini del mondo”, formando commandos criminali nella cornice dell'Operazione Condor e altre simili, nel continente e nel mondo.


E' per detenere il terrorismo che questi giovani cubani, tutti professionisti, non dubitarono nel rischiare la vita, il futuro, le famiglie la possibilità di morire in forma atroce, nelle mani di assassini,disgraziatamente protetti in questo schema di doppia morale della politica degli Stati Uniti, che oggi più che mai si espone nel mondo.


E questa è solo una piccola rassegna degli orrori che quei Cinque giovani cubani volevano evitare.


Per questa ragione di amore e di vita, di diritto alla difesa di un popolo e di profonda umanità, ora sono vittime di una giustizia che protegge l'ingiustizia e i poteri mafiosi e criminali.


Non chiediamo pietà, ma giustizia “ già e subito” perchè possano tornare questi veri eroi del XXI secolo, nella loro Patria, nella loro terra, nelle loro case,, tra l'affetto e l'abbraccio del popolo e dei popoli di Nuestra America che loro hanno protetto a così alto prezzo.


Barak Obama si trova forse nella situazione di ignorare le voci, che sono milioni, in momenti in cui la prima volta tanti paesi affrontano le ingiustizie di un potere imperiale che avanza cieco, senza ragione, tentando di controllare il Mondo, in quello che nella storia è sempre stato il sogno finale che poi seppellisce gli imperi???