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domenica 31 gennaio 2016

Nuove misure degli USA verso Cuba: positive, ma insufficienti / Nuevas medidas de EE.UU. hacia Cuba: positivas, pero insuficientes


Le misure annunciate dai dipartimenti del Commercio e del Tesoro statunitensi sono positive, ma insufficienti, e dimostrano che il presidente Barack Obama ha facoltà per eliminare elementi sostanziali del bloqueo economico contro Cuba, considerano gli esperti.  

Le regolazioni sono state pubblicate in forma congiunta dall'Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro, entità incaricata di fare compiere le sanzioni alla nazione caraibica, e l'Ufficio dell’Industria e della Sicurezza del Dipartimento di Commercio, che soprintende i controlli alle esportazioni.  
  
I cambiamenti che sono entrati in vigore questo mercoledì, hanno lo scopo espresso di facilitare le esportazioni e rendere flessibili i viaggi a Cuba, benché mantengano intatto il corpo principale del regime di misure punitive.  
  
Il pacchetto autorizza la concessione di crediti a Cuba per pagare certe esportazioni autorizzate dagli Stati Uniti, fatto che è qualcosa di nuovo ed importante, insieme a riconosce, almeno a metà, il ruolo delle aziende statali come enti imprescindibili per realizzare gli scambi.  
  
Tuttavia, in questa sezione il Governo statunitense impone condizioni, enunciando una politica di rifiuto di prodotti che generino entrate per lo Stato, compreso il turismo, l'estrazione e la produzione di minerali o che possano essere utili per le forze armate, la polizia e gli organi di sicurezza dello Stato.  
  
Benché le nuove regolazioni vadano nella direzione corretta, mantengono la proibizione all'isola caraibica di utilizzare il dollaro nelle transazioni internazionali, quello che colpisce perfino la concessione di prestiti entità cubane per acquisire prodotti nel paese settentrionale, perché per pagarli sarebbe necessario utilizzare banche in paesi terzi,con un'altra moneta, con le conseguenti erogazioni addizionali.  
  
Recenti ed elevate multe del Governo statunitense contro banche di altre nazioni provocano che le istituzioni finanziarie respingano il commercio con Cuba, perché temono possibili punizioni, perfino quando il Dipartimento del Tesoro li autorizza.
  
Un altro aspetto significativo è che le nuove misure non menzionano la possibilità di un vero commercio bilaterale: a Cuba è continua ad essere proibito vendere prodotti al suo vicino.  
  
D'altra parte, le misure ampliano le possibilità affinché viaggino a Cuba quelli che operano od offrono servizi in imbarcazioni ed aeronavi, ed altre azioni che facilitano il soggiorno temporaneo di questi mezzi autorizzati dal Dipartimento di Commercio.  
  
Queste sezioni del documento sono in consonanza coi recenti accordi preliminari firmati tra entrambe le parti per la ripresa dei voli commerciali, fatto che richiederà una complessa impalcatura di transazioni.  
  
Come elemento innovativo, si ampliano le licenze di viaggi per l'elaborazione di materiali informativi, compresa la registrazione o produzione di film, spettacoli musicali e programmi di televisione, tra gli altri.  
  
Inoltre, le norme espandono le possibilità di organizzare nell’isola riunioni e conferenze, qualcosa che fino ad oggi era proibito.  
  
Questo pacchetto di disposizioni evidenza, inoltre, uno degli obiettivi fondamentali della nuova politica del Governo degli Stati Uniti verso Cuba: ottenere con metodi più sofisticati un cambiamento nel sistema cubano, qualcosa che non hanno potuto ottenere durante più di 50 anni mediante una strategia che lo stesso Obama riconobbe sia fallita.  
  
In questo senso, le provviste del Governo statunitense autorizzano l'esportazione di beni e programmi di informatica ed educativi per organizzazioni non governative affini agli interessi di Washington.  
  
Infine coincidono specialisti nel tema che una prima lettura delle misure annunciate dai dipartimenti di Commercio e del Tesoro dimostra che questi sono positivi malgrado lascino intatti importanti ostacoli per lo sviluppo delle relazioni tra i due paesi.  
  
Nonostante, servono da stimolo per quelli che sperano che il capo della Casa Bianca utilizzi le sue ampie attribuzioni esecutive e tolga, nei mesi che gli rimangono nel suo incarico, una buona parte delle restrizioni che impediscono di migliorare i nessi bilaterali, perché disattivare il corpo totale del bloqueo può farlo solo il Congresso.  
  
Cuba e gli Stati Uniti ristabilirono relazioni diplomatiche il 20 luglio 2015 e le sue rispettive Sezioni di Interessi si trasformarono in ambasciate, fatto che segnò l'inizio di un lungo processo verso la normalizzazione dei vincoli tra le due nazioni.  


Roberto Garcia Hernandez, giornalista di Prensa Latina 



Nuevas medidas de EE.UU. hacia Cuba: positivas, pero insuficientes
La Habana, 26 ene (PL) Las medidas anunciadas hoy por los departamentos de Comercio y Tesoro estadounidenses son positivas, pero insuficientes, y demuestran que el presidente Barack Obama tiene facultades para eliminar elementos sustanciales del bloqueo económico contra Cuba, estiman expertos.
Las regulaciones fueron publicadas de forma conjunta por la Oficina de Control de Activos Extranjeros (OFAC) del Departamento del Tesoro, entidad encargada de hacer cumplir las sanciones a la nación caribeña, y el Buró de Industria y Seguridad del Departamento de Comercio, que supervisa los controles a las exportaciones.

Los cambios, que entran en vigor este miércoles, tienen el fin expreso de "facilitar las exportaciones y flexibilizar los viajes a Cuba", aunque mantienen intacto el cuerpo principal del régimen de medidas punitivas.

El paquete autoriza la concesión de créditos a Cuba para pagar ciertas exportaciones autorizadas desde Estados Unidos, lo cual es algo nuevo e importante, a la vez que reconoce, al menos a medias, el papel de las empresas estatales como entes imprescindibles para realizar los intercambios.

Sin embargo, en esta sección el Gobierno estadounidense impone condiciones, al enunciar una política de denegación de productos que generen ingresos para el Estado, incluido el turismo, la extracción y producción de minerales o que puedan ser útiles para las fuerzas armadas, la policía y los órganos de seguridad del Estado.

Aunque las nuevas regulaciones marchan en la dirección correcta, mantienen la prohibición a la isla caribeña de utilizar el dólar en las transacciones internacionales, lo que afecta incluso la concesión de préstamos a entidades cubanas para adquirir productos en el país norteño, pues para pagarlos sería necesario utilizar bancos en terceros países,con otra moneda, con las consiguientes erogaciones adicionales.

Recientes y elevadas multas del Gobierno estadounidense contra bancos de otras naciones hacen que las instituciones financieras rechacen hacer negocios con Cuba, pues temen posibles castigos, incluso cuando el Departamento del Tesoro los autoriza.

Otro aspecto significativo es que las nuevas provisiones no mencionan la posibilidad de un verdadero comercio bilateral: a la nación caribeña le sigue vedado vender productos a su vecino.

Por otra parte, las medidas amplían las posibilidades para que viajen a Cuba quienes operan o brindan servicios en embarcaciones y aeronaves, y otras acciones que facilitan la estancia temporal de esos medios autorizados por el Departamento de Comercio.

Estos acápites están en consonancia con los recientes acuerdos preliminares firmados entre ambas partes para la reanudación de los vuelos comerciales, los que requerirán un complejo entramado de transacciones.

Como elemento novedoso, se amplían las licencias de viajes para la elaboración de materiales informativos, incluida la grabación o producción de películas, espectáculos musicales y programas de televisión, entre otros.

Las ordenanzas también expanden las posibilidades de organizar en la isla reuniones y conferencias, algo que hasta la fecha estaba prohibido.

Este paquete de disposiciones evidencia, además, uno de los objetivos fundamentales de la nueva política del Gobierno de Estados Unidos hacia Cuba: lograr por métodos más sofisticados un cambio en el sistema cubano, algo que no pudieron hacer durante más de 50 años mediante una estrategia que el propio Obama reconoció como fracasada.

En ese sentido, las provisiones del Gobierno estadounidense autorizan la exportación de bienes y programas informáticos y educativos para organizaciones "no gubernamentales" afines a los intereses de Washington.

En fin, que una primera lectura de las medidas anunciadas por los departamentos de Comercio y Tesoro muestra que estas son positivas a pesar de que dejan intactos importantes obstáculos para el desarrollo de las relaciones entre ambos países, coinciden especialistas en el tema.

No obstante, sirven de acicate para quienes esperan que el jefe de la Casa Blanca utilice sus amplias atribuciones ejecutivas y levante, en los meses que le quedan en su cargo, una buena parte de las restricciones que impiden mejorar los nexos bilaterales, pues desactivar el cuerpo total del bloqueo solo puede hacerlo el Congreso.

Cuba y Estados Unidos restablecieron relaciones diplomáticas el 20 de julio de 2015 y sus respectivas Secciones de Intereses se convirtieron en embajadas, hecho que marcó el inicio de un largo proceso hacia la normalización de los vínculos entre las dos naciones.

mgt/rgh


martedì 23 settembre 2014

Libro sui Cinque cubani vince premio in Canada (PL)



L'Avana, 22 set (Prensa Latina) Lo scrittore canadese Stephen Kimber ha dedicato oggi a tre dei Cinque cubani ancora imprigionati negli Stati Uniti il premio Evelyn Richardson 2014 concesso al suo libro su questa storia. 
  
“Io mi sentii specialmente soddisfatto che il comitato di selezione scegliesse un libro sul caso dei Cinque cubani, un tema che è ancora molto poco conosciuto in Canada”, ha spiegato l'autore via elettronica a Prensa Latina, confermando la notizia.  
  
What Lies Across the Water: The Real Story of the Cuban Five (Quello che c'è dall'altro lato del mare, la vera storia dei Cinque cubani) ha vinto il premio tra i nominati alla migliore opera di non finction pubblicata nel suo paese nel 2013. E’ stato molto gratificante, ha segnalato Kimber risaltando la qualità dell'altro finalista.  
  
Ha ricordato che incominciò ad investigare sui Cinque semplicemente come un giornalista, che si era imbattuto in una storia interessante.  
  
Ma quanto più conosceva, più notava che questa era anche la storia di un'ingiustizia, ha confessato Kimber, professore di giornalismo dell'Università King ad Halifax ed autore di altri nove libri.  
  
Col tempo, mi sono trasformato in un difensore di questa causa ed è per questo motivo che ho dedicato il premio ad Antonio Guerrero, Ramon Labañino e Gerardo Hernandez, i tre antiterroristi cubani che rimangono ancora in prigioni statunitensi 16 anni dopo il loro arresto a Miami.  
  
L'opera è il risultato di una ricerca minuziosa, che ha portato Kimber a studiare più di 20 mila pagine dei verbali del tribunale ed altre migliaia di documenti legali.  
  
Il premio Richardson, anche conosciuto come Premio Non di Finction Memorial Evelyn Richardson, si è presentato per la prima volta nel 1978 e viene concesso annualmente dalla Federazione di Scrittori della Nuova Scozia.  
 
 
Ig/dfm 

giovedì 7 agosto 2014

Prensa Latina in Italiano : Consegnano premio Nelson Mandela ai Cinque Cubani


L'Avana, 6 ago (Prensa Latina) La Fondazione Geller, di Philadelphia, ha consegnato oggi il premio Nelson Mandela ai Cinque eroi cubani, tre dei quali sono ancora imprigionati nelle carceri statunitensi.

La consegna della distinzione è stata incaricata alla direttrice del Centro per gli Studi Cubani, Sandra Levinson, che ha sottolineato la concessione ai Cinque di questo premio che viene assegnato a coloro che meglio esemplificano l'eredità della lotta di Mandela. 

Madiba, come era conosciuto, è stato un famoso leader sudafricano che per le sue idee politiche e per la difesa del suo popolo contro il razzismo, ha speso più di 27 anni in prigione, la maggior parte di questi nella prigione-isola di Robben. 

In dichiarazioni a Prensa Latina, Levinson ha ricordato che il premio consegnato per la prima volta dalla Fondazione Geller riconosce questi uomini che lottano contro il terrorismo, che come Mandela continuano a combattere dalla prigione per i loro ideali e mantengono il loro spirito, ha detto.

Durante la cerimonia tenutasi nella sede dell'Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), Fernando Gonzalez ha ringraziato per la concessione di questo premio, “lo accettiamo come parte dell'impegno che abbiamo tutti noi nella battaglia per far ritornare Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerriero”, ha detto. 

L'anche vice presidente dell'ICAP ha annunciato che la quantità del premio in denaro -che è stata consegnata in situ al Comitato Internazionale per la Liberazione dei Cinque- sarà destinata alla lotta per il ritorno di questi tre cubani al loro paese. 

Da parte sua, Renè Gonzalez ha detto che è onorato da questo premio ed ha fatto un appello per lottare per la vera eredità della vita di Mandela: “con questo spirito, dobbiamo continuare a combattere contro tutte le ingiustizie che ancora esistono, che sono molte e brutali come l’aggressione israeliana che in questi giorni è perpetrata contro la Striscia di Gaza”, ha detto. 

Inoltre, Mirtha Rodriguez, madre di Antonio Guerrero, ha espresso la sua gratitudine per questa distinzione “alla nobiltà della causa dei Cinque”, riconoscendo l'amore di questi uomini per una causa giusta come quella che difendono, ha concluso.


 

Ig/lvd/jha


martedì 1 luglio 2014

Banca francese pagherà multa per aver violato il bloqueo degli USA contro Cuba /Manifestazione in bicicletta per i Cinque a New York



 
Washington, 30 giu (Prensa Latina) La Banca 

Nazionale di Parigi (BNP) Paribas ha accettato 

oggi pagare una multa di otto mila 900 milioni 

di dollari per evitare giudizi penali, dopo 

riconoscere la violazione del bloqueo che gli 

Stati Uniti mantengono contro Cuba ed altri 

paesi. 



L'istituzione francese ha riconosciuto presso un tribunale del sud di Manhattan, a New York, che ha falsificato dei documenti commerciali per dissimulare operazioni considerate illegali negli Stati Uniti.   
L'accordo, dopo una lunga investigazione del Dipartimento di Giustizia, diventerà pubblico nelle prossime ore in una conferenza stampa a Washington, hanno informato le autorità giudiziali. 
 
La sanzione è una delle multe maggiori mai imposte ad un'entità finanziaria con operazioni in questa nazione per violare la politica di sanzioni di Washington contro alcuni stati, sebbene la BNP Paribas risulta la prima che si dichiara colpevole.  
 
Si ignora ancora se le sanzioni includono il licenziamento di almeno una decina di impiegati e la sospensione temporanea del diritto della banca a realizzare transazioni in dollari, come avevano esatto le autorità nordamericane all’inizio.     
 
A metà di febbraio, la BNP Paribas, la maggiore entità bancaria della Francia e la quarta del mondo, ha cancellato la sua presenza a L'Avana in mezzo ad un'investigazione delle autorità statunitensi per presunte transazioni che hanno violato la proibizione di fare commercio con Cuba, Iran e Sudan. 
 
Questa non è la prima volta che il governo di Washington punisce ad entità bancarie, finanziarie o commerciali per fare transazioni con Cuba, fatto che dimostra il carattere extraterritoriale del bloqueo mantenuto contro l'isola da più di mezzo secolo.  
Agli inizi di maggio, la compagnia American International Group (AIG) che opera assicurazioni e servizi finanziari internazionali, ha accettato di pagare una multa di 279 mila dollari per mantenere nessi commerciali con l'Isola. 
 
Giorni prima, l'agenzia di viaggi Decolar.com, con sede in Argentina, ha accettato il pagamento di 2,8 milioni di dollari per realizzare transazioni che suppostamente hanno violato il bloqueo nordamericano contro Cuba. 
 
Anteriormente, la Casa Bianca ha penalizzato altre banche come l'UBS della Svizzera e l'Australia & New Zealand Bank, per le stesse cause. 
 
Ig/lr 






 L'Avana 1 Luglio 2014

Manifestazione in bicicletta per 

i Cinque a New York


I giovani statunitensi laureati nella Scuola Latinoamericana di Medicina - ELAM - di Cuba hanno convocato con IFCO/Pastori per la Pace, una manifestazione in bicicletta detta “Bicicletazo per la Libertà dei Cinque Eroi cubani” per il prossimo sabato 5 luglio. 


Il percorso inizierà dalla sede della IFCO /Pastori per la Pace a New York e terminerà nel simbolico Ponte di Brooklyn, e “Sarà una mostra d’amore e gratitudine per Cuba che nonostante il blocco, continua a formarci come medici ed esseri umani e un omaggio ai Cinque per aver salvato la vita del loro popolo e del popolo statunitense”, dice la convocazione.
Chiamiamo i giovani statunitensi  laureati nella ELAM e tutti gli amici che vogliono sommarsi, a percorrere in bicicletta le strade e i parchi di New York il prossimo 5 luglio, per dichiarare : 15 anni è troppo tempo! Libertà adesso per Gerardo, Ramón e Antonio!
Due anni fa tre giovani laureati nella ELAM, hanno percorso tutta l’America Latina in motocicletta, divulgando il caso dei Cinque e moltiplicando la solidarietà.
L’anno scorso altri cinque giovani della stessa università hanno percorso in bicicletta numerosi municipi de L’Avana, domandando la libertà dei combattenti antiterroristi.
Il 7 giugno scorso i giovani che abbiamo partecipato alla III Giornata “5 Giorni per i 5 Cubani”, a Washington D.C, due studenti dl 5º e del 6º anno della ELAM, un brasiliano e uno statunitense, con giovani di Vancouver, (Canada), un cubano, uno del Belgio e amiche degli USA, Venezuela, Italia e altri paesi, siamo riusciti a suscitare interesse in moltissimi statunitensi percorrendo luoghi d’interesse storico e turistico con 25 biciclette.
Il percorso è terminato davanti alla Casa Bianca, dove ci siamo uniti alla manifestazione e abbiamo marciato sino al Dipartimento di Giustizia.
La convocazione segnala che il mondo ha festeggiato lo scambio di un soldato nordamericano per i cinque prigionieri dell’illegale base navale di Guantánamo. Crediamo fermamente che gli USA si devono sedere a negoziare con Cuba e trovare una soluzione umanitaria per i tre cubani dei Cinque che sono ancora reclusi ingiustamente nelle prigioni federali.
(Traduzione GM – Granma Int.)





sabato 14 giugno 2014

Frei Betto: non esiste la globalizzazione ma la globo-colonizzazione /Frei Betto: no existe globalización sino globocolonización


Luis Manuel Arce*

“Non esiste la globalizzazione, questo è una menzogna, esiste la colonizzazione a livello globale
ed il governo degli Stati Uniti del presidente Barack Obama è stato molto negativo per il mondo perché ha perfezionato questo processo con interventi come quello in Ucraina”, ha affermato Frei Betto.

Così si è espresso il frate brasiliano in un’estesa intervista che ha concesso a Prensa Latina, approfittando la sua visita in Panama, dove è stato invitato dalla Fondazione Città del Sapere allo scopo di tenere una conferenza sul futuro dell’America Latina.

Facendo riferimento al tema, abbiamo potuto trattare con l’eccellente analista aspetti importanti che hanno permesso di fare valorizzazioni al di là della congiuntura attuale.

PL- Qual è il suo apprezzamento rispetto al governo del Presidente Obama, più positivo o più negativo degli altri anteriori nei confronti dell’America Latina?

FB- Io direi che è più positivo per l’America Latina, nel senso che Obama non ha nessuna conoscenza dell’America Latina, e neanche nessun altra sensibilità e perciò è stato meno aggressivo dei Bush, dei Reagan o degli altri.

Però è stato molto negativo per il mondo perché è un governo che ha perfezionato tutto il processo di colonizzazione in forma globale, facendo interventi come per esempio in Ucraina, in Siria, in Libia e negli altri paesi. E’ diventato la polizia del mondo.

Si è messo in un modo sfacciato al di sopra di tutte le leggi e dei trattati internazionali, non da nessuna importanza a questi accordi e non esiste la forma di fermarlo.

Fortunatamente non siamo più quel gregge di pecore che abbassava la testa davanti al Pastore della Casa Bianca, oggi abbiamo più sovranità, più indipendenza e più chiarezza circa le vie che vogliamo prendere per garantire la libertà.

PL- Prendendo come ago della bilancia lo stesso governo di Obama, cosa pensa lei sulla correlazione delle forze politiche in America Latina? E’ favorevole o contrario agli Stati Uniti?

FB- Direi che la correlazione delle forze è abbastanza sfavorevole per gli Stati Uniti per la posizione di tutti i capi di Stato latinoamericani che sono identificati con i poveri e sono eletti democraticamente.

E’ un processo cominciato con l’elezione del Presidente Hugo Rafael Chavez nel 1998 ed ora lo continuano molti capi di Stato dell’America Latina che unanimemente appoggiano Cuba e sono contro l’embargo degli Stati Uniti.

Obama e i Leader della Casa Bianca si sono resi conto di che ormai non possono trattare l’America Latina come lo facevano negli anni 60 o prima e devono essere molto preoccupati per questo
squilibrio. Ormai l’America Latina ha smesso di essere il cortile posteriore della Casa Bianca ed i paesi che erano legati agli Stati Uniti si sono emancipati come Panama nel 1999 e ora manca solo Porto Rico per liberarsi dalla tutela statunitense per completare questo processo di liberazione dalle fauci dell’impero.

E’ perciò che credo che la correlazione delle forze sia oggi più favorevole per noi i progressisti che quando gli Stati Uniti non solo mettevano i piedi nei nostri paesi, ma promuovevano golpe militari  fascisti che hanno avuto un costo umano, politico ed economico molto alto per l’America Latina.

PL- Quali sono i principali pericoli che insidiano l’America Latina che potrebbero cambiare questa correlazione delle forze contraria agli Stati Uniti?

FB- Dunque, il principale è la contraddizione in cui viviamo, l’avere politiche progressiste con un’economia capitalista, cioè, non abbiamo ancora trovato un modello economico post capitalista che permetta di  fare un passo dal capitalismo a un’economia più solidale, più cooperativa, più popolare.

Questo è un nodo molto preoccupante che non si può ancora risolvere, ma anche la mancanza di un lavoro più intenso di concentrazione e di organizzazione politica soprattutto nei settori popolari e con i giovani.

Credo che non si facciano passi avanti nella politica solo con degli slogan e con delle politiche sociali più positive rispetto ai giovani, c’è anche bisogno di un altro tipo di alimento per i poveri, che sia un alimento spirituale, ideologico, educativo per fare sì che la gente, capisca il significato di questo processo e vada avanti verso un futuro di giustizia e di pace.

PL- Non crede che gli strumenti d’integrazione che si sono creati nella regione, e non solo quelli economici e commerciali, potrebbero contribuire ad andare verso il futuro di giustizia e di pace che lei indica?

FB- Sì, io credo che sia molto importante questa moltiplicazione di organismi, il problema è che per adesso tutti loro sono superstrutturali ed il futuro non si trova tanto in questi organismi, ma nella maniera in cui la gente osserva questo processo.

La gente può solo sopportare le difficoltà, qualsiasi che siano, se capisce la ragione per cui bisogna affrontarle e tante volte non c’è una consapevolezza di questo processo e la gente che è beneficiata dal punto di vista economico, non ha una coscienza politica di che cosa significa.

Perciò bisogna valutare gli strumenti creati, incluso quelli mediatici come TeleSur, stare attenti e fare un lavoro di base giustamente per mantenere viva e attiva l’organizzazione popolare con un processo intenso d’educazione del popolo.

Non credo che al di fuori di questo contesto possiamo sperare che la gente assuma una posizione progressista da sola nel mondo di oggi che in generale è ogni volta più di destra.

Nel Parlamento Europeo le forze di destra sono cresciute molto, non ci sono forze di sinistra, ciò che è un peccato perché l’Europa nel secolo XX ha avuto una forte tradizione di sinistra, incluso in Italia, e nel mondo socialista europeo.

Ora in pratica l’unico continente che ha la speranza di un futuro è l’America Latina, e la responsabilità che abbiamo è dare priorità e preservare questo processo progressista, però questo non si raggiunge solo  con degli slogan e con l’avanzata elettorale. Ci occorrono radici più profonde, soprattutto nelle reti sociali che sono molto manipolate dai conservatori, dai capitalisti, dalla destra e perciò la responsabilità che abbiamo di approfondire il lavoro politico ed educativo.

PL- Sul piano economico ci sono molti fantasmi che circondano l’integrazione latinoamericana. Con l’Alleanza del Pacifico Lei lo considera così?

FB- Sì, certo, però questa schizofrenia di cui ho parlato prima rispetto a che abbiamo una politica progressista nella maggioranza dei paesi con una economia conservatrice puramente capitalista, è il più pericoloso, anche se  il vantaggio è che c’è più solidarietà tra i paesi dell’America Latina dal punto di vista economico.

C’è credito, ci sono delle facilità nel commercio dei prodotti, c’è un’integrazione economica molto più significativa che nelle decade anteriori, però con tante difficoltà per mantenere bassa l’inflazione per attualizzare annualmente gli stipendi e soprattutto per creare possibilità alle piccole e mediane ditte private senza che questo sia il seme di un processo capitalista mostruoso.
 
Perciò siamo davanti a una sfida molto forte, come quella di creare un’economia compatibile con queste politiche progressiste, con questi aneliti popolari di governi come quello di Dilma in Brasile, di Mujica in Uruguay, quello di Evo in Bolivia, di Maduro in Venezuela, di Correa in Ecuador e così via in altri paesi.

PL- Parlando dei paesi dell’America Latina. Cosa sta accadendo in Venezuela e perché?

FB- Dunque, la prima cosa da tenere in conto è che il Venezuela è il principale focus del sovvertimento statunitense in America Latina, e succede una cosa molto semplice ed è che Venezuela è il secondo fornitore di petrolio degli Stati Uniti dopo l’Arabia Saudita.

Succede che affinché un barile di petrolio che venga dall’Arabia Saudita  arrivi negli Stati Uniti ci vogliono 45 giorni, ed uno fornito dal Venezuela arriva in quattro giorni, perciò la differenza di prezzi è enorme tra l’uno e l’altro.

Perciò tutto quello che gli Stati Uniti possano fare per destabilizzare la rivoluzione Bolivariana continueranno a farlo e non possiamo essere ingenui.

Il Venezuela conta sulla solidarietà di tutti i paesi della Comunità degli Stati  Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) e questo è molto positivo, sia una

solidarietà attiva come quella di Cuba, del Brasile, o passiva da parte dei paesi che almeno non condannano, né sono contrari al governo di Maduro, però che si mantengono in silenzio perché hanno degli interessi con gli Stati Uniti. 

Però, io credo che ci sia anche una forte sfida interna che richiede un lavoro politico intenso soprattutto con i giovani.

Penso che ci sia una cosa che non si sta facendo adeguatamente in Venezuela ed è il lavoro politico con il movimento studentesco, un lavoro di organizzazione di base che faccia sì che i giovani capiscano il processo Bolivariano con più profondità, più coscientemente e con più partecipazione.

PL- E nel caso del Brasile, che è diverso da quello del Venezuela.  Perché queste manifestazioni? Se non sono contro il governo, quindi perché ci sono?

FB- Allora, veramente la situazione del Brasile è diversa da quella del Venezuela, lì si è andato molto avanti negli anni del governo del Partito dei Lavoratori, però è stato un governo madre dei poveri e padre dei ricchi, e non so fino a quando sopravvivrà questa contraddizione.

Quest’anno abbiamo delle elezioni, io sono sicuro di che Dilma verrà rieletta, anche se abbiamo sempre paura perché l’opposizione può ritornare al governo.
  
Perché se da un lato il Partito dei Lavoratori ha promosso un forte inserimento economico dei poveri, dove 55 milioni di persone sono state beneficiate con miglioramenti effettivi dal punto di vista economico, è anche un governo che non fa politica con il popolo, per più paradossale che sembri.

Vuol dire un governo che non ha tentato né tenta ancora di fare un lavoro politico, di valorizzare i movimenti sociali e sindacali e perciò le manifestazioni e perciò i ragazzi per strada e nel mondiale di calcio continueranno a fare le loro richieste cercando di  raggiungere un posto politico perché vogliono partecipare, però non sanno come né che cosa proporre.

Allora questo può divenire un caos nel futuro di cui si potrà approfittare la destra.

PL- Fino a dove abbiamo capito non è un movimento contro il governo, ma si esige una maggiore partecipazione nei processi e nelle decisioni ufficiali. Non è così?

FB- Sì, è così, ciò che succede è che il governo si è sbagliato facilitando al popolo di Brasile l’accesso ai benefici personali, un auto, crediti, frigorifero, televisione, ogni casa nei quartieri dei poveri ha tutto, però continuano vivendo nelle favelas e non hanno benefici sociali.

E quando loro esigono miglioramenti sociali il governo dice che non ha i soldi, però non si spiega perché ci sia per la Coppa del Mondo ed hanno costruito degli stadi sportivi enormi che sono costati milioni e milioni di dollari.

Però la gente non ha un’educazione di qualità, né il trasporto pubblico, né la sanità, né una casa decorosa e perciò le proteste, giacché il governo dice che non ha i soldi, ma quando arriva la FIFA appaiono tanti soldi che sembra che siano caduti dal cielo, allora qui c’è il problema.

La gente non è contro il governo, ma esprime il suo disaccordo con l’amministrazione che non ha dato priorità al miglioramento della qualità di vita e alla situazione sociale del paese.

PL- E nel caso della Colombia, dove è successo che per sorpresa di molti l’estrema destra è in una situazione vantaggiosa, come se solo la minoranza della gente avesse votato per il processo di pace?

FB- Bene, il problema della Colombia un po’ è il riflesso di tutta questa politica imperialista di cui abbiamo parlato, di fare sì che la gente cambi la libertà per la sicurezza e la propaganda della paura è efficace e perciò c’è della gente che finisce favoreggiando la destra e non il processo di pace.

Però io ho la speranza di che il processo di pace sarà quello che vincerà, perché non c’è un’altra uscita, ed incluso agli stessi Stati Uniti non interessa più continuare incrementando questa guerra e per loro è meglio il processo di pace, perciò penso che alla fine vinceranno quelli che optino per la pace.
*corrispondente di Prensa Latina in Panamà



Frei Betto: no existe globalización sino globocolonización

Por Luis Manuel Arce

Ahora, yo creo que también hay un desafío interno en Venezuela fuerte que requiere un trabajo político intenso sobre todo con los jóvenes.

Yo creo que algo que todavía no se hizo debidamente en Venezuela es un trabajo político con el movimiento estudiantil, un trabajo de organización de base que lleve a los muchachos a comprender el proceso bolivariano con más profundidad, más conciencia y más participación.

PL.- Y en el caso de Brasil, que es diferente al de Venezuela, ¿por qué esas manifestaciones? Si no son contra el gobierno, ¿por qué se producen entonces?

FB.- Bueno, en verdad lo de Brasil es diferente a Venezuela, allí se ha avanzado mucho en los años de gobierno del Partido de los Trabajadores, pero ha sido un gobierno madre de los pobres y padre de los ricos, y hasta cuándo esa contradicción va a sobrevivir no sé.

Este año tenemos elecciones, yo estoy seguro que Dilma va a reelegirse, aunque uno siempre tiene sus temores porque la oposición puede volver al gobierno.

Porque si por un lado el Partido de los Trabajadores ha promovido una fuerte inserción económica de los pobres donde 55 millones de personas han sido beneficiadas con mejorías efectivas desde el punto de vista económico, es también un gobierno despolitizante por más paradójico que te parezca.

Es decir, un gobierno que no trató ni trata de hacer todavía un trabajo político de valorar los movimientos sociales y sindicales, y por eso las manifestaciones, y los muchachos en las calles y en el mundial de fútbol van a seguir en sus demandas de lograr un lugar político porque quieren participar, pero no han sido convocados ni movilizados, y esa es la preocupación porque ellos saben por qué protestar pero no saben cómo o qué proponer.

Entonces eso puede ser un caos en el futuro que puede ser aprovechado por la derecha.

PL- Hasta donde tenemos entendido no es un movimiento contra el gobierno, sino en demanda a una mayor participación en los procesos y decisiones oficiales ¿es así?

FB.- Sí, es así, lo que sucede es que el gobierno ha cometido el equívoco de facilitar al pueblo de Brasil acceso a los beneficios personales, un coche, créditos, nevera, televisión, cada casita en las fabelas tiene de todo eso, pero siguen viviendo en la fabela y no tienen beneficios sociales.

Y cuando ellos reclamaban mejoras sociales el gobierno decía que no tenía dinero, y de súbito para la Copa del Mundo sí hay y han construido estadios deportivos enormes por millones y millones de dólares.

Pero la gente no tiene educación de calidad, transporte público, sanidad, vivienda decorosa, y de ahí las protestas, pues cómo dices que no tienes dinero y cuando viene la FIFA empieza a aparecer tanto dinero como si cayera del cielo, entonces ahí está la cosa.

La gente no está contra el gobierno, pero está manifestando su desacuerdo con la administración que no priorizó el mejoramiento de la calidad de vida y la situación social del país.

PL.- Y en el caso de Colombia, qué ha ocurrido que, para sorpresa de muchos la ultraderecha sale mejor parada como si la gente hubiera votado minoritariamente por el proceso de paz?

FB.- Bueno, el problema de Colombia es un poco el reflejo de toda esta política imperialista de la que hemos estado hablando, de hacer que la gente vaya cambiando la libertad por la seguridad, y la propaganda del miedo es eficaz y por eso hay gente que termina favoreciendo a la derecha y no al proceso de paz.

Pero yo tengo la esperanza de que el proceso de paz es el que va a ganar, porque no hay otra salida, e incluso a los propios Estados Unidos no les interesa más seguir incrementando esa guerra y les es mejor el proceso de paz, y por eso pienso que al final ganan los que opten por la paz.

lma

*corrispondente di Prensa Latina in Panamà


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