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venerdì 8 gennaio 2016

Venezuela: La destra ha commesso un grave errore, assicurò deputata venezuelana


Caracas, 7 gen (Prensa Latina) La deputata dell'Assemblea Nazionale del Venezuela (AN) per il Partito Socialista Unito del Venezuela Tania Diaz dichiarò che la destra ha commesso un grave errore nel non rispettare il patrimonio del popolo. 


 Gli abitanti di Caracas si sono concentrati su Piazza Bolivar di questa capitale per esprimere il loro rifiuto al ritiro delle immagini di Bolivar e Chavez dall'AN. 
 
Facendo uso della parola durante l'atto di protesta per aver tolto i quadri de El Libertador, Simon Bolivar, e del leader della Rivoluzione Bolivariana Hugo Chavez, Diaz affermò che se la nuova maggioranza parlamentare pensa di governare già il paese avrà una grande delusione, perché il Venezuela è del popolo davanti a questa mancanza di rispetto verso i due eroi della patria, il popolo è sceso nelle strade del centro di Caracas per realizzare atti di protesta; manifestazioni simili si sono svolte inoltre in altri territori dal paese. 
 
Il sindaco di Caracas, Jorge Rodriguez, annunciò da parte sua che le immagini tolte dalla sede del congresso si posizioneranno permanentemente nella centrica Piazza Bolivar, affinché le mani del popolo amoroso venezuelano le possano custodire e proteggere. 
 
Anticipò anche che in risposta alle azioni di Ramos Allup in ogni angolo e strada di Caracas appariranno nei prossimi giorni migliaia di poster con immagini di Bolivar e Chavez. 
Si realizzerà anche una marcia da piazza Bolivar fino alla sede del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ), in appoggio dei deputati del Gran Polo Patriottico che presenteranno presso questa istanza una denuncia sull'insolenza del gruppo conservatore nel parlamento. 
  Ill presidente dell'AN ha fatto giurare i deputati dello stato di Amazonas, non accettando così la sentenza del TSJ che proibiva la proclamazione di questi deputati, dovuto ad investigazioni in corso sull’acquisto di voti in questo territorio. 
 
Ig/nvo

  tratto da Prensa in italiano curata da Ida Garberi

lunedì 23 giugno 2014

Discorso pronunciato dal Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, in occasione del Vertice del Gruppo dei 77 più la Cina




Versione stenografica - Consiglio di Stato- Foto ABI
“Compagno Evo Morales Ayma, Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia e Presidente del Gruppo dei 77 più la Cina:
Eccellenze:
Ringrazio il compagno Evo Morales Ayma, Presidente e distinto  rappresentante dei popoli  originari della nostra regione, per la convocazione di questo importante Vertice.

Al termine della Prima Conferenza delle Nazioni Unite su  Commercio e Sviluppo, nel giugno del1964, un gruppo di paesi in via di sviluppo, coscienti delle enorme sfide che dovevano affrontare, decise di marciare unito per far fronte a un sistema economico mondiale che da allora si presentava disuguale e ingiusto.
A questo Gruppo si deve la preparazione, il negoziato e l’approvazione, il 1º maggio del 1974, ben 40 anni fa, di uno dei documenti programmatici più importanti nella lotta contro il sotto sviluppo e per l’ottenimento di  una giustizia economica internazionale: la Dichiarazione e il Programma d’Azione per lo Stabilimento di un nuovo Ordine Internazionale, e cito: “Basato nell’equità, la uguaglianza sovrana, l’inter dipendenza, l’interesse comune e la cooperazione di tutti gli Stati, qualunque sia il loro sistema economico e sociale, e che permetta di correggere le disuguaglianze e riparare le ingiustizie attuali, di eliminare le disparità crescenti tra i paesi sviluppati e i paesi in via di sviluppo e garantire alle generazioni presenti e future uno sviluppo economico e sociale che acceleri nella pace e nella giustizia (...) fine della citazione.
Poco dopo fu approvata la Carta dei Diritti e dei Doveri Economici degli Stati, che pone l’esercizio della sovranità degli Stati al disopra delle risorse naturali e l’attività economica nei loro territori.
Questi importanti documenti mantengono piena vigenza, ma il grande paradosso è che oggi non si vuole più parlarne. Si giudicano arretrati e superati dai fatti.
Senza dubbio ora si amplia la breccia tra nord e sud; una profonda crisi economica globale che risulta dall’irreversibile fallimento de neoliberismo imposto dai principali centri di potere, con un impatto devastante per i nostri paesi, che si è trasformata nella più lunga e complessa degli ultimi ottant’anni.
Quando quasi si conclude il ciclo previsto per gli obiettivi di sviluppo accordati nel Vertice del Millennio del 2000:
• Mille duecento  milioni di persone nel mondo vivono in miseria. In Africa sub sahariana,    il numero dei poveri è aumentato ininterrottamente passando da 290 milioni nel 1990 a 414 milioni nel 2010.
• Una di ogni otto persone nel mondo soffre di fame cronica.
• Il 45% dei bambini morti prima di compiere i cinque anni muore per malnutrizione.
• Il debito esterno registra livelli senza precedenti, nonostante gli enormi pagamenti che abbiamo realizzato per il suo servizio.
• Si aggrava il cambio climatico generato fondamentalmente dagli indici di produzione e consumo irrazionali e dall’enorme spreco dei paesi industrializzati che, se li manterranno, renderanno necessarie delle risorse naturali equivalente a due pianeti.
Di fronte a questa realtà, conserva la sua piena vigenza il principio del responsabilità comuni ma differenziate, per affrontare il cambio climatico e altre sfide ambientali.
Come ha detto il compagno  Fidel Castro Ruz, “Esistono le risorse per finanziare lo sviluppo. Quello che manca è la volontà politica dei governi dei paesi sviluppati”.
È necessario esigere un nuovo ordine finanziario e monetario internazionale, con condizioni commerciali giuste per i produttori e gli importatori, ai guardiani del capitale, centrata nel Fondo Monetario Internazionale nel Banco Mondiale, ai difensori del neoliberalismo, raggruppati nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che cercano di dividerci.
Solo l’unità ci permetterà di far prevalere la nostra ampia maggioranza.
Dovremo fare così se vogliamo che l’Agenda di Sviluppo dopo il 2015, che dovrà includere gli obiettivi di sviluppo sostenibile  offra risposte ai problemi strutturali delle economie dei nostri paesi,  generi cambi strutturali che permettano di proporre uno sviluppo sostenibile che sia universale e risponda ai differenti livelli di sviluppo.
Compagno Presidente:
Nell’attualità si trasgredisce la sovranità degli Stati, si violano in forma brutale i principi  del Diritto Internazionale, si pongono concetti che tentano di legalizzare l’ingerenza, si usa la forza per promuovere la divisione.  Risuonano sempre nelle nostre orecchie quelle minacce contro  “60 o più oscuri angoli del mondo”, del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ovviamente, tutti paesi membri del Gruppo dei 77.
Dobbiamo esercitare la nostra solidarietà con quelli che sono minacciati d’aggressione.
Oggi il caso più chiaro è la  Repubblica Bolivariana del Venezuela, contro la quale si usano i mezzi più sofisticati dei sovversione e destabilizzazione, includendo  tentativi di colpo di Stato, secondo i concetti della guerra non convenzionale che gli Stati Uniti oggi applicano per far cadere i governi, sovvertire e destabilizzare le società.
Per più di 50 anni siamo stati vittime di un blocco nordamericano genocida, di azioni di terrorismo che sono costate la vita a migliaia di nostri concittadini,  provocando enormi danni materiali, e dell’assurda inclusione di Cuba nella lista degli Stati patrocinatori del terrorismo internazionale, un affronto al nostro popolo.
Come abbiamo denunciato, è crescente la promozione di azioni legali segrete e sovversive, come dell’uso del ciber-spazio per tentare di destabilizzarci, e non solo Cuba ma i paesi i cui governi non accettano ingerenza o tutele. In questo modo qualsiasi nazione può essere oggetto di attacchi informatici indirizzati a fomentare la sfiducia, la destabilizzazione e i conflitti potenziali.
Durante tutti questi anni ci ha sempre accompagnato la ferma solidarietà dei membri del Gruppo de 77  più la Cina e ringrazio a nome del popolo cubano.
Approfittiamo di questo 50º anniversario del Gruppo dei 77 per rinnovare il nostro impegno comune di unire gli sforzi e stringere le fila, per costruire un mondo più giusto.
Molte grazie.
(Applausi - Traduzione Gioia Minuti)





sabato 14 giugno 2014

Frei Betto: non esiste la globalizzazione ma la globo-colonizzazione /Frei Betto: no existe globalización sino globocolonización


Luis Manuel Arce*

“Non esiste la globalizzazione, questo è una menzogna, esiste la colonizzazione a livello globale
ed il governo degli Stati Uniti del presidente Barack Obama è stato molto negativo per il mondo perché ha perfezionato questo processo con interventi come quello in Ucraina”, ha affermato Frei Betto.

Così si è espresso il frate brasiliano in un’estesa intervista che ha concesso a Prensa Latina, approfittando la sua visita in Panama, dove è stato invitato dalla Fondazione Città del Sapere allo scopo di tenere una conferenza sul futuro dell’America Latina.

Facendo riferimento al tema, abbiamo potuto trattare con l’eccellente analista aspetti importanti che hanno permesso di fare valorizzazioni al di là della congiuntura attuale.

PL- Qual è il suo apprezzamento rispetto al governo del Presidente Obama, più positivo o più negativo degli altri anteriori nei confronti dell’America Latina?

FB- Io direi che è più positivo per l’America Latina, nel senso che Obama non ha nessuna conoscenza dell’America Latina, e neanche nessun altra sensibilità e perciò è stato meno aggressivo dei Bush, dei Reagan o degli altri.

Però è stato molto negativo per il mondo perché è un governo che ha perfezionato tutto il processo di colonizzazione in forma globale, facendo interventi come per esempio in Ucraina, in Siria, in Libia e negli altri paesi. E’ diventato la polizia del mondo.

Si è messo in un modo sfacciato al di sopra di tutte le leggi e dei trattati internazionali, non da nessuna importanza a questi accordi e non esiste la forma di fermarlo.

Fortunatamente non siamo più quel gregge di pecore che abbassava la testa davanti al Pastore della Casa Bianca, oggi abbiamo più sovranità, più indipendenza e più chiarezza circa le vie che vogliamo prendere per garantire la libertà.

PL- Prendendo come ago della bilancia lo stesso governo di Obama, cosa pensa lei sulla correlazione delle forze politiche in America Latina? E’ favorevole o contrario agli Stati Uniti?

FB- Direi che la correlazione delle forze è abbastanza sfavorevole per gli Stati Uniti per la posizione di tutti i capi di Stato latinoamericani che sono identificati con i poveri e sono eletti democraticamente.

E’ un processo cominciato con l’elezione del Presidente Hugo Rafael Chavez nel 1998 ed ora lo continuano molti capi di Stato dell’America Latina che unanimemente appoggiano Cuba e sono contro l’embargo degli Stati Uniti.

Obama e i Leader della Casa Bianca si sono resi conto di che ormai non possono trattare l’America Latina come lo facevano negli anni 60 o prima e devono essere molto preoccupati per questo
squilibrio. Ormai l’America Latina ha smesso di essere il cortile posteriore della Casa Bianca ed i paesi che erano legati agli Stati Uniti si sono emancipati come Panama nel 1999 e ora manca solo Porto Rico per liberarsi dalla tutela statunitense per completare questo processo di liberazione dalle fauci dell’impero.

E’ perciò che credo che la correlazione delle forze sia oggi più favorevole per noi i progressisti che quando gli Stati Uniti non solo mettevano i piedi nei nostri paesi, ma promuovevano golpe militari  fascisti che hanno avuto un costo umano, politico ed economico molto alto per l’America Latina.

PL- Quali sono i principali pericoli che insidiano l’America Latina che potrebbero cambiare questa correlazione delle forze contraria agli Stati Uniti?

FB- Dunque, il principale è la contraddizione in cui viviamo, l’avere politiche progressiste con un’economia capitalista, cioè, non abbiamo ancora trovato un modello economico post capitalista che permetta di  fare un passo dal capitalismo a un’economia più solidale, più cooperativa, più popolare.

Questo è un nodo molto preoccupante che non si può ancora risolvere, ma anche la mancanza di un lavoro più intenso di concentrazione e di organizzazione politica soprattutto nei settori popolari e con i giovani.

Credo che non si facciano passi avanti nella politica solo con degli slogan e con delle politiche sociali più positive rispetto ai giovani, c’è anche bisogno di un altro tipo di alimento per i poveri, che sia un alimento spirituale, ideologico, educativo per fare sì che la gente, capisca il significato di questo processo e vada avanti verso un futuro di giustizia e di pace.

PL- Non crede che gli strumenti d’integrazione che si sono creati nella regione, e non solo quelli economici e commerciali, potrebbero contribuire ad andare verso il futuro di giustizia e di pace che lei indica?

FB- Sì, io credo che sia molto importante questa moltiplicazione di organismi, il problema è che per adesso tutti loro sono superstrutturali ed il futuro non si trova tanto in questi organismi, ma nella maniera in cui la gente osserva questo processo.

La gente può solo sopportare le difficoltà, qualsiasi che siano, se capisce la ragione per cui bisogna affrontarle e tante volte non c’è una consapevolezza di questo processo e la gente che è beneficiata dal punto di vista economico, non ha una coscienza politica di che cosa significa.

Perciò bisogna valutare gli strumenti creati, incluso quelli mediatici come TeleSur, stare attenti e fare un lavoro di base giustamente per mantenere viva e attiva l’organizzazione popolare con un processo intenso d’educazione del popolo.

Non credo che al di fuori di questo contesto possiamo sperare che la gente assuma una posizione progressista da sola nel mondo di oggi che in generale è ogni volta più di destra.

Nel Parlamento Europeo le forze di destra sono cresciute molto, non ci sono forze di sinistra, ciò che è un peccato perché l’Europa nel secolo XX ha avuto una forte tradizione di sinistra, incluso in Italia, e nel mondo socialista europeo.

Ora in pratica l’unico continente che ha la speranza di un futuro è l’America Latina, e la responsabilità che abbiamo è dare priorità e preservare questo processo progressista, però questo non si raggiunge solo  con degli slogan e con l’avanzata elettorale. Ci occorrono radici più profonde, soprattutto nelle reti sociali che sono molto manipolate dai conservatori, dai capitalisti, dalla destra e perciò la responsabilità che abbiamo di approfondire il lavoro politico ed educativo.

PL- Sul piano economico ci sono molti fantasmi che circondano l’integrazione latinoamericana. Con l’Alleanza del Pacifico Lei lo considera così?

FB- Sì, certo, però questa schizofrenia di cui ho parlato prima rispetto a che abbiamo una politica progressista nella maggioranza dei paesi con una economia conservatrice puramente capitalista, è il più pericoloso, anche se  il vantaggio è che c’è più solidarietà tra i paesi dell’America Latina dal punto di vista economico.

C’è credito, ci sono delle facilità nel commercio dei prodotti, c’è un’integrazione economica molto più significativa che nelle decade anteriori, però con tante difficoltà per mantenere bassa l’inflazione per attualizzare annualmente gli stipendi e soprattutto per creare possibilità alle piccole e mediane ditte private senza che questo sia il seme di un processo capitalista mostruoso.
 
Perciò siamo davanti a una sfida molto forte, come quella di creare un’economia compatibile con queste politiche progressiste, con questi aneliti popolari di governi come quello di Dilma in Brasile, di Mujica in Uruguay, quello di Evo in Bolivia, di Maduro in Venezuela, di Correa in Ecuador e così via in altri paesi.

PL- Parlando dei paesi dell’America Latina. Cosa sta accadendo in Venezuela e perché?

FB- Dunque, la prima cosa da tenere in conto è che il Venezuela è il principale focus del sovvertimento statunitense in America Latina, e succede una cosa molto semplice ed è che Venezuela è il secondo fornitore di petrolio degli Stati Uniti dopo l’Arabia Saudita.

Succede che affinché un barile di petrolio che venga dall’Arabia Saudita  arrivi negli Stati Uniti ci vogliono 45 giorni, ed uno fornito dal Venezuela arriva in quattro giorni, perciò la differenza di prezzi è enorme tra l’uno e l’altro.

Perciò tutto quello che gli Stati Uniti possano fare per destabilizzare la rivoluzione Bolivariana continueranno a farlo e non possiamo essere ingenui.

Il Venezuela conta sulla solidarietà di tutti i paesi della Comunità degli Stati  Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) e questo è molto positivo, sia una

solidarietà attiva come quella di Cuba, del Brasile, o passiva da parte dei paesi che almeno non condannano, né sono contrari al governo di Maduro, però che si mantengono in silenzio perché hanno degli interessi con gli Stati Uniti. 

Però, io credo che ci sia anche una forte sfida interna che richiede un lavoro politico intenso soprattutto con i giovani.

Penso che ci sia una cosa che non si sta facendo adeguatamente in Venezuela ed è il lavoro politico con il movimento studentesco, un lavoro di organizzazione di base che faccia sì che i giovani capiscano il processo Bolivariano con più profondità, più coscientemente e con più partecipazione.

PL- E nel caso del Brasile, che è diverso da quello del Venezuela.  Perché queste manifestazioni? Se non sono contro il governo, quindi perché ci sono?

FB- Allora, veramente la situazione del Brasile è diversa da quella del Venezuela, lì si è andato molto avanti negli anni del governo del Partito dei Lavoratori, però è stato un governo madre dei poveri e padre dei ricchi, e non so fino a quando sopravvivrà questa contraddizione.

Quest’anno abbiamo delle elezioni, io sono sicuro di che Dilma verrà rieletta, anche se abbiamo sempre paura perché l’opposizione può ritornare al governo.
  
Perché se da un lato il Partito dei Lavoratori ha promosso un forte inserimento economico dei poveri, dove 55 milioni di persone sono state beneficiate con miglioramenti effettivi dal punto di vista economico, è anche un governo che non fa politica con il popolo, per più paradossale che sembri.

Vuol dire un governo che non ha tentato né tenta ancora di fare un lavoro politico, di valorizzare i movimenti sociali e sindacali e perciò le manifestazioni e perciò i ragazzi per strada e nel mondiale di calcio continueranno a fare le loro richieste cercando di  raggiungere un posto politico perché vogliono partecipare, però non sanno come né che cosa proporre.

Allora questo può divenire un caos nel futuro di cui si potrà approfittare la destra.

PL- Fino a dove abbiamo capito non è un movimento contro il governo, ma si esige una maggiore partecipazione nei processi e nelle decisioni ufficiali. Non è così?

FB- Sì, è così, ciò che succede è che il governo si è sbagliato facilitando al popolo di Brasile l’accesso ai benefici personali, un auto, crediti, frigorifero, televisione, ogni casa nei quartieri dei poveri ha tutto, però continuano vivendo nelle favelas e non hanno benefici sociali.

E quando loro esigono miglioramenti sociali il governo dice che non ha i soldi, però non si spiega perché ci sia per la Coppa del Mondo ed hanno costruito degli stadi sportivi enormi che sono costati milioni e milioni di dollari.

Però la gente non ha un’educazione di qualità, né il trasporto pubblico, né la sanità, né una casa decorosa e perciò le proteste, giacché il governo dice che non ha i soldi, ma quando arriva la FIFA appaiono tanti soldi che sembra che siano caduti dal cielo, allora qui c’è il problema.

La gente non è contro il governo, ma esprime il suo disaccordo con l’amministrazione che non ha dato priorità al miglioramento della qualità di vita e alla situazione sociale del paese.

PL- E nel caso della Colombia, dove è successo che per sorpresa di molti l’estrema destra è in una situazione vantaggiosa, come se solo la minoranza della gente avesse votato per il processo di pace?

FB- Bene, il problema della Colombia un po’ è il riflesso di tutta questa politica imperialista di cui abbiamo parlato, di fare sì che la gente cambi la libertà per la sicurezza e la propaganda della paura è efficace e perciò c’è della gente che finisce favoreggiando la destra e non il processo di pace.

Però io ho la speranza di che il processo di pace sarà quello che vincerà, perché non c’è un’altra uscita, ed incluso agli stessi Stati Uniti non interessa più continuare incrementando questa guerra e per loro è meglio il processo di pace, perciò penso che alla fine vinceranno quelli che optino per la pace.
*corrispondente di Prensa Latina in Panamà



Frei Betto: no existe globalización sino globocolonización

Por Luis Manuel Arce

Ahora, yo creo que también hay un desafío interno en Venezuela fuerte que requiere un trabajo político intenso sobre todo con los jóvenes.

Yo creo que algo que todavía no se hizo debidamente en Venezuela es un trabajo político con el movimiento estudiantil, un trabajo de organización de base que lleve a los muchachos a comprender el proceso bolivariano con más profundidad, más conciencia y más participación.

PL.- Y en el caso de Brasil, que es diferente al de Venezuela, ¿por qué esas manifestaciones? Si no son contra el gobierno, ¿por qué se producen entonces?

FB.- Bueno, en verdad lo de Brasil es diferente a Venezuela, allí se ha avanzado mucho en los años de gobierno del Partido de los Trabajadores, pero ha sido un gobierno madre de los pobres y padre de los ricos, y hasta cuándo esa contradicción va a sobrevivir no sé.

Este año tenemos elecciones, yo estoy seguro que Dilma va a reelegirse, aunque uno siempre tiene sus temores porque la oposición puede volver al gobierno.

Porque si por un lado el Partido de los Trabajadores ha promovido una fuerte inserción económica de los pobres donde 55 millones de personas han sido beneficiadas con mejorías efectivas desde el punto de vista económico, es también un gobierno despolitizante por más paradójico que te parezca.

Es decir, un gobierno que no trató ni trata de hacer todavía un trabajo político de valorar los movimientos sociales y sindicales, y por eso las manifestaciones, y los muchachos en las calles y en el mundial de fútbol van a seguir en sus demandas de lograr un lugar político porque quieren participar, pero no han sido convocados ni movilizados, y esa es la preocupación porque ellos saben por qué protestar pero no saben cómo o qué proponer.

Entonces eso puede ser un caos en el futuro que puede ser aprovechado por la derecha.

PL- Hasta donde tenemos entendido no es un movimiento contra el gobierno, sino en demanda a una mayor participación en los procesos y decisiones oficiales ¿es así?

FB.- Sí, es así, lo que sucede es que el gobierno ha cometido el equívoco de facilitar al pueblo de Brasil acceso a los beneficios personales, un coche, créditos, nevera, televisión, cada casita en las fabelas tiene de todo eso, pero siguen viviendo en la fabela y no tienen beneficios sociales.

Y cuando ellos reclamaban mejoras sociales el gobierno decía que no tenía dinero, y de súbito para la Copa del Mundo sí hay y han construido estadios deportivos enormes por millones y millones de dólares.

Pero la gente no tiene educación de calidad, transporte público, sanidad, vivienda decorosa, y de ahí las protestas, pues cómo dices que no tienes dinero y cuando viene la FIFA empieza a aparecer tanto dinero como si cayera del cielo, entonces ahí está la cosa.

La gente no está contra el gobierno, pero está manifestando su desacuerdo con la administración que no priorizó el mejoramiento de la calidad de vida y la situación social del país.

PL.- Y en el caso de Colombia, qué ha ocurrido que, para sorpresa de muchos la ultraderecha sale mejor parada como si la gente hubiera votado minoritariamente por el proceso de paz?

FB.- Bueno, el problema de Colombia es un poco el reflejo de toda esta política imperialista de la que hemos estado hablando, de hacer que la gente vaya cambiando la libertad por la seguridad, y la propaganda del miedo es eficaz y por eso hay gente que termina favoreciendo a la derecha y no al proceso de paz.

Pero yo tengo la esperanza de que el proceso de paz es el que va a ganar, porque no hay otra salida, e incluso a los propios Estados Unidos no les interesa más seguir incrementando esa guerra y les es mejor el proceso de paz, y por eso pienso que al final ganan los que opten por la paz.

lma

*corrispondente di Prensa Latina in Panamà


altre immagini inserite da amministratore blog 

martedì 27 maggio 2014

Una ragione di più per difendere la rivoluzione Cubana e Bolivariana : “Lodati i benefici dell’Operazione Miracolo” / Una razón de más para defender la revolucion Cubana y Bolivariana :"Reconocen beneficios de la Operación Milagro"


Il programma prevede di operare circa sei milioni  di pazienti in America Latina, Caraibi, Africa e Asia.  

Più di 2 milioni 577000 persone hanno recuperato la vista  sino ad oggi grazie all’Operazione Miracolo, un programma cubano-venezuelano che si sviluppa in numerosi paesi e i cui benefici sono stati apprezzati dalle autorità sanitarie nella OMS, a Ginevra.



Prensa Latina
Più di 2 milioni 577.000 persone hanno recuperato la vista  sino ad oggi, grazie all’Operazione Miracolo, un programma cubano-venezuelano che si sviluppa in numerosi paesi e i cui benefici sono stati apprezzati dalle autorità sanitarie nella OMS, a Ginevra.
Pilar González, direttrice del Piano Nazionale di Salute Rurale dell’Uruguay, ha dichiarato a PL che nel suo paese funziona dal 2007 il Centro Oculistico José Martí, in cui sono stati realizzati più d 40.000 interventi chirurgici gratuiti.


Il programma prevede di operare circa sei milioni  di pazienti in America Latina, Caraibi, Africa e Asia. discapacidad visual se pueden evitar o curar.
“Noi siamo molto grati per la collaborazione cubana e la consideriamo  un esempio di solidarietà internazionale” ha detto la González, che ha partecipato alla 67ª Assemblea annuale dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS).
Inoltre ha spiegato che ogni settimana un gruppo di medici cubani e uruguaiani visita piccoli paesi e località di campagna, per  controllare se ci sono persone con problemi agli occhi. I pazienti incontrati vengono inviati a Montevideo  e in questo modo un gran numero di persone che soffrivano per cataratte o altre malattie hanno migliorato la loro visione e la qualità della loro vita.
Nel José Martí  si assistono  anche i bambini e inoltre è un centro di formazione di risorse umane e d’investigazione.
Pilar González,  ha dichiarato che nelle cliniche private le operazioni costano circa 5000 dollari o più e che la maggioranza dei pazienti non avrebbe mai potuto risolvere il proprio problema se non con questo programma.
L’Operazione Miracolo è stata creata nel 2004 dal leader storico della Rivoluzione cubana Fidel Castro, appoggiato dal Venezuela e il suo obiettivo è assistere le persone con scarse entrate, che non vedono per cause curabili.
Il programma prevede di operare circa sei milioni di pazienti nei paesi dell’America Latina, i Carabi, Africa e Asia.
I dati della OMS dicono che nel mondo ci sono circa 285.000 milioni di persone con problemi della vista e tra queste 246 milioni  presentano una scarsa visione e 39 milioni sono ciechi.
L’Organizzazione Mondiale della Salute considera che l’80 % del totale dei casi di problema della vista si possono evitare o curare ( PL/ Traduzione GM-Granma Int.)
El programa prevé operar a unos seis millones de pacientes en países de América Latina, el Caribe, África y Asia. Foto: Archivo

Reconocen beneficios de la Operación Milagro


Más de 2 millones 577 mil personas recuperaron o mejoraron su visión hasta estos momentos gracias a la Operación Milagro, un programa cubano-venezolano que se aplica en numerosos países y cuyos beneficios fueron reconocidos aquí por autoridades sanitarias

GINEBRA.— Más de 2 millones 577 mil personas recuperaron o mejoraron su visión hasta estos momentos gracias a la Operación Milagro, un programa cubano-venezolano que se aplica en numerosos países y cuyos beneficios fueron reconocidos aquí por autoridades sanitarias.
Pilar González, directora del Plan Nacional de Salud Rural de Uruguay, declaró a PL que en su país funciona desde el 2007 el Centro Oftalmológico José Martí, donde se han realizado más de 40 mil intervenciones quirúrgicas gratuitas.
“Estamos muy agradecidos con la colaboración cubana. Nosotros consideramos que este es un ejemplo de solidaridad internacional”, dijo González, quien participó en la 67 Asamblea anual de la Organización Mundial de la Salud (OMS).
Explicó la también adjunta del Ministerio de Salud que cada semana un equipo de mé­dicos cubanos y uruguayos visita pequeños pueblos del interior del país y localidades rurales para detectar pacientes aquejados de di­versos problemas oculares, los que luego son enviados a Montevideo.
De esta manera una gran cantidad de personas afectadas por cataratas y otras enfermedades mejoraron su visión y con ello su calidad de vida, dijo González.
En el José Martí no solo se atienden adultos, sino también niños, y es además un centro de formación de recursos humanos y de investigación.
Declaró que una operación de este tipo en un hospital privado cuesta alrededor de cinco mil dólares o más, y la mayoría de los pacientes no hubieran logrado resolver su problema si no es por este programa.
La Operación Milagro surgió en el 2004 por una iniciativa del líder histórico de la Revolu­ción Cu­bana, Fidel Castro, apoyada por Vene­zuela, y su objetivo es atender a personas de escasos recursos que están ciegas por causas curables.
El programa prevé operar a unos seis millones de pacientes en países de América Latina, el Caribe, África y Asia. Según datos de la OMS en el mundo hay aproximadamente 285 mi­llones de personas con discapacidad visual, de las cuales 246 presentan baja visión y 39 millones son ciegos.
La Organización Mundial de la Salud considera que el 80 % del total de casos de discapacidad visual se pueden evitar o curar.
2 foto tratte da internet aggiunte  da amministrazione Blog




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